Dalle parole (d’odio)… ai fatti

Anche quella che abbiamo sempre creduto una della più grandi democrazie del mondo ha mostrato il suo lato peggiore. Abbiamo visto l’altra America. E chi immagina che si tratti di un momento isolato, di un incidente sporadico, di un qualcosa che è lontanissimo da noi, dal nostro mondo, dal nostro modo di vivere, beh forse pecca di ottimismo o di una certa miopia. La violenza non è soltanto il fatto eclatante, la bomba. L’odio è qualcosa di immensamente più subdolo, si nutre di piccoli atti, di gesti apparentemente innocui. La violenza si nutre di tante piccole e grandi parole d’odio con le quali è condito il web e ogni ambiente reale o virtuale del nostro vivere. È un virus ancor più difficile da debellare. Il linguaggio di odio, nei social, nella comunicazione di ogni tipo, nella politica, nella vita di ogni giorno, non porta e non porterà mai a nulla di buono e di costruttivo. Non è espressione di un libero pensiero. È violenza. E di questa deriva dobbiamo tutti sentirci responsabili o quanto meno chiamati in causa. Ad ogni livello. Se poi chi incita all’odio ha un ruolo di responsabilità, le cose cambiano. In peggio. Perché non è vero che dalle parole ai fatti ci sia così tanta strada. Le cronache di questi giorni lo hanno dimostrato per l’ennesima volta e in modo inequivocabile. Dobbiamo re-imparare a confrontarci, ad incontrarci. Anche se con idee diverse, soprattutto se con idee diverse. O diventeremo un mondo di selfie, di individui sempre più soli che mettono al primo posto se stessi e non sanno guardare al prossimo. Se non per denigrarlo.