Si può andare in montagna a “ciaspolare”?

Probabilmente sì; ma il Cai, che non si accontenta delle Faq del Governo, vuole un chiarimento "ufficiale" da Conte

Ciaspolata

Si può raggiungere un comune diverso da quello di residenza per “ svolgere attività o usufruire di servizi” che siano disponibili nel luogo di arrivo e non di partenza: è quanto prevede, per le regioni “arancioni” come il Piemonte, l’ultimo Dpcm per il contrasto al coronavirus. Un appassionato di montagna che voglia ad esempio fare un’escursione sulle ciaspole può quindi raggiungere un paese “in quota”? Se lo chiedono molti, e la risposta sembra essere affermativa; ma il Cai, che vuol avere un chiarimento “ufficiale”, si è rivolto al premier Giuseppe Conte, da cui attende maggiori indicazioni.

Più precisamente, nella lettera indirizzata al presidente del Consiglio del ministri il Cai chiede se “al solo ed esclusivo fine di svolgere attività sportiva in montagna, sia consentito a quanti abitino in un comune che di montagne sia privo spostarsi in altro comune, di montagna, facendo rientro immediato alla propria residenza al termine della stessa attività sportiva”. Il riferimento è al Dpcm del 14 gennaio, nel quale viene stabilito che “lo spostamento in comune diverso da quello di residenza è consentito, oltre che «per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute», anche per «svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”: il Cai fa osservare che “il trekking, l’escursionismo, l’alpinismo, lo scialpinismo, lo sci di fondo, lo sciescursionismo e le pratiche escursionistiche in ambiente innevato aperto e non attrezzato rientrano tra le attività sportive”. Con “non attrezzato” si intendono spazi dove non vi siano impianti sciistici: peraltro questi, com’è noto, non sono stati autorizzati a riaprire, perché considerati potenziali luoghi di contagio.

Quanti pensano che il “sì” all’attività sportiva in montagna sia implicito nell'ultimo Dpcm citano le Faq pubblicate sul sito del Governo. In una di esse si legge che  “è possibile recarsi in un altro Comune, dalle 5 alle 22, per fare attività sportiva solo qualora questa non sia disponibile nel proprio Comune (per esempio, nel caso in cui non ci siano campi da tennis), purché si trovi nella stessa Regione o Provincia autonoma”.

Nell’attesa di un eventuale chiarimento, la sensazione è che molti non vogliano rinunciare alle montagne. Lo dimostra, ad esempio, la cronaca degli interventi che il Soccorso alpino e speleologico del Piemonte ha effettuato in questi ultimi giorni, anche dopo la pubblicazione del Dpcm del 14 gennaio. E lo dimostra, a livello locale, il numero di auto parcheggiate che si possano osservare in tanti paesini delle alpi cuneesi.

Intanto, sempre il Soccorso alpino invita gli appassionati di montagna, in un video realizzato con il Cai, a “scegliere un’altra montagna, meno rischiosa ma non meno coinvolgente”, cioè a prediligere itinerari che riducano il rischio di incidenti. “Finché l’intera Sanità è sotto pressione, scegliamo di frequentare la montagna puntando ad attività a basso rischio“, esortano le due attività: Maurizio Dallantonio, presidente nazionale dello stesso Soccorso alpino e speleologico, fa osservare che “le alternative non mancano e potrebbero essere occasione di scoprire attività, percorsi e località meno note”. L’invito, in altre parole, è ad “accontentarsi” di una passeggiata sulle ciaspole lungo un sentiero escursionistico o qualcosa di simile, piuttosto che affrontare una parete di roccia e ghiaccio.

Al basso rischio di riportare infortuni gravi si può aggiungere – a favore degli escursionisti – anche il basso rischio di trasmettere il virus, purché si usi il buon senso. Gli enormi spazi che la montagna offre rendono infatti poco probabile la formazione di assembramenti, anche nel caso che molti appassionati, dopo quasi un anno di lockdown intermittenti, “assaltino” le alpi. L’attività sportiva nei meravigliosi scenari che l'alta quota offre è inoltre una “medicina” per corpo e spirito, di certo messi a dura prova in questi mesi.

Ce n’è abbastanza per persuadere Conte (ed eventualmente il Comitato scientifico)? Lo sapremo, forse, fra non molto.