Sandro Cois, quando Fossano era in Serie A

“La mia più grande soddisfazione? Partecipare al Mondiale del 1998”

Cois Sandro

I recenti exploit del villafallettese Simone Muratore e dell’ex centrocampista del Fossano, Daniel Boloca, che hanno raggiunto la serie A e la serie B nel corso del 2020, hanno fatto tornare alla mente degli appassionati il ricordo di quei giocatori fossanesi che, soprattutto nel corso degli anni Ottanta e Novanta, riuscirono a calcare i campi del massimo campionato, vestendo maglie prestigiose nel corso della loro carriera. Un posto di primo piano in questa ristretta cerchia è occupato da Sandro Cois, classe 1972, che con le sue 224 presenze in serie A e la sua partecipazione al Mondiale del 1998 è il fossanese con il curriculum più ricco nel mondo del calcio. Abbiamo raggiunto Sandro, oggi residente a Montecatini Terme, parlando del calcio di oggi, di ieri e di tanto altro.

Prima domanda d’obbligo: come stai vivendo questi mesi di lockdown?
Bene, nel limite del possibile. Nel corso della prima ondata, che è stata forse la più dura, ho avuto la fortuna di avere una piccola palestra in casa, che mi ha permesso di praticare un minimo di sport e di mantenere una po’ di normalità. Certo, ora mancano a tutti tante cose. Nel mio caso, in particolare, il campo e la partita del fine settimana.
Da questa stagione guidi la squadra Under 15 della Pistoiese. Come sta andando?
Diciamo che è presto per dare un giudizio, perché purtroppo il ritorno della pandemia ci ha impedito di giocare. Fortunatamente, la realtà della Pistoiese è molto “strutturata” e a breve riprenderemo con allenamenti settimanali preceduti da tamponi rapidi.
Il 2020 non è stato difficile solo per gli sportivi, ma anche per i tifosi…
Non vederli allo stadio fa davvero male. Provando a guardare il bicchiere mezzo pieno, posso dire che per chi ama il calcio come me è già meglio di niente, ma non è la stessa cosa. Credo, inoltre, che non sia la stessa cosa anche per i risultati prodotti sul campo. Con i tifosi negli stadi, l’attuale classifica di Serie A sarebbe molto diversa: la Juventus probabilmente sarebbe più in alto e qualche matricola avrebbe fatto più fatica a giocare in stadi stracolmi. Io so bene cosa vuol dire…
Alcuni dicono, però, che il lockdown abbia prodotto campionati più spettacolari…
Sono punti di vista. Si subiscono più reti perché non c’è più il tifoso a mantenere alta la concentrazione con le sue urla? Forse sì, ma penso anche che oggi si difenda male. Qualche tempo fa ero a cena con Luca Toni. Mi disse che quando smisero Cannavaro, Nesta e Maldini pensò di poter giocare fino a quarant’anni, perché i giovani difensori non avevano la loro cattiveria agonistica. L’unico vero marcatore oggi è Chiellini.
A proposito di addii al calcio, il tuo arrivò nel 2003, a soli 31 anni. Lasciasti con qualche rimpianto?
I rimpianti non mancano mai, soprattutto per chi vuole sempre migliorarsi. Nel mio caso, penso che se mi fossi comportato più da professionista quando avevo 25 anni, vivendo gli allenamenti come un vero lavoro, forse mi sarei allungato la carriera, chiusa troppo presto.
Le soddisfazioni, però, non mancarono. Quale fu la più grande?
Dico la partecipazione ai Mondiali del 1998. Ricordo ancora il momento in cui ricevetti la chiamata di Cesare Maldini: che emozione! Se avessimo vinto ai rigori con la Francia, credo che quel Mondiale sarebbe potuto andare diversamente, perché a quel punto saremmo stati i veri favoriti con il Brasile.
Il più forte con cui hai giocato? 
Sorprenderò un po’ tutti, ma dico Edmundo. Nelle gare ufficiali non è stato forte quanto Baggio, Mancini, Batistuta, Del Piero o Rui Costa, ma in allenamento era qualcosa di straordinario. Se solo avesse avuto un altro carattere…
Oggi due ragazzi legati al nostro territorio come Muratore e Boloca stanno provando a “scalare” il calcio. Esistono dei segreti?
Credo che, quando si hanno le qualità, esordire in un grande campionato non sia impossibile. Il difficile, semmai, è restarci. Cosa serve? Grande umiltà e abnegazione. La mentalità deve essere quella di provare a migliorarsi sempre, giorno dopo giorno.
Un’ultima domanda: torni ancora a Fossano?
Le molte chiusure del 2020 mi hanno spesso trattenuto in Toscana. Sono tornato a casa ad agosto, per il funerale della mia amata mamma. Ricordo ancora quando, a quindici anni, la aiutavo in tipografia. Per due decenni stampammo la Fedeltà e io seguivo la fase di piegatura. Altri tempi, ma che belli!
c.c.

Cois Sandro