Una macchina troppo veloce

Morire per un gioco on line? Non è la prima volta che capita. Se poi la vittima è un minore, un bambino, i contorni della vicenda diventano ancora più spaventosi. È successo in Italia, in questi giorni. C’è l’ombra della sfida macabra sui social. Una sorta di roulette russa che mette a rischio la vita stessa e lo fa con la leggerezza e l’inconsapevolezza di un giochino stupido. C’è l’effetto emulazione. C’è la necessità di mostrarsi perché si “è” soltanto nella misura in cui si hanno “follower”. Tutto questo in un mix ingestibile. E mortale. Come difenderci? Come difendere i nostri giovani? Domande che non possono non interpellarci, in modo urgente. L’uso consapevole del web e dei social da parte dei ragazzini. Ma anche da parte del mondo adulto, che spesso si trova sprovvisto degli strumenti per navigare in questo mare e di conseguenza fatica ad insegnare ai figli a guidare questa macchina così veloce. Un mezzo bellissimo, potente. E per questo potenzialmente pericoloso. Ma fra il demonizzare lavandosene le mani, e il subire passivamente un mondo che cambia alla velocità della luce, c’è la terza via, quella di tornare a dare il giusto peso alle cose, utilizzare gli strumenti senza diventarne schiavi, ma soprattutto tutelare le persone più indifese rimettendole al centro. Forse come per le auto, servirebbe una scuola guida per il web... per conoscerne le regole, le insidie e i limiti. Che insegnasse anche a spegnere di tanto in tanto il motore, o meglio lo smartphone, per scoprire che non tutta la nostra vita passa attraverso quello schermo. E che la parte migliore di noi è altrove.