Ciro Chiaro: l’Esercito, il calcio e la “favola”

L’associazione porta il nome di Marco perché è partito tutto da lui

Ciro Chiaro

L’Esercito, il calcio e la “favola” del piccolo Marco da coltivare, vivere e raccontare giorno dopo giorno. È questa la vita di Ciro Chiaro, Caporale maggiore Capo Scelto del 1° Reggimento Artiglieria Terrestre delle Truppe Alpine di stanza alla Caserma Perotti di Fossano e, nel tempo libero, arbitro Figc, ma soprattutto segretario della onlus “La favola di Marco”, nata per aiutare suo figlio e altri bambini a combattere contro una malattia rara e ogni forma di disabilità.

Il tuo “identikit” è ricco e difficile da riassumere. Partiamo dal calcio. Che cos’è per te?
Il pallone ha rappresentato tanto nella mia vita. Io provengo da una zona difficile di Napoli e se non fosse stato per il calcio, la chiesa e i valori trasmessi dai miei genitori, forse avrei fatto un altro tipo di vita. Ho sempre amato questo sport, sia come tifoso del Napoli che come giocatore amatoriale, prima di diventare arbitro.
Hai preso il fischietto in mano a quasi trent’anni. Come è nata l’idea?
Il calcio giocato non mi entusiasmava più per tante ragioni, ma non avevo intenzione di abbandonare il rettangolo di gioco. Così, stimolato dal mio amico Roberto Di Fonzo (oggi arbitro nazionale di calcio a 5, ndr), ho frequentato il corso per arbitri presso la Sezione dell’Associazione italiana arbitri di Bra, iniziando il mio percorso, che continua tutt’ora.
Oggi sei uno degli arbitri più esperti nel calcio provinciale…
Purtroppo, avendo iniziato tardi, non mi è stato possibile “scalare” le categorie. Nonostante ciò, però, non sono mancate le soddisfazioni, culminate nell’esordio in Prima Categoria in una partita disputata in casa del Boves MdG. Mi piace, mi diverto e continuerò ancora.
Una passione da coltivare nonostante gli impegni con “La favola di Marco”. Come nasce l’associazione?
La nostra musa ispiratrice è mio figlio Marco. Quando è nato, il 25 dicembre 2008, non avremmo mai immaginato che gli sarebbe stata diagnosticata una malattia talmente rara da essere unica al mondo e non avere un nome, ma solo un codice di riferimento: 1q41.12. In quel momento, abbiamo scelto di metterci in gioco, cercando di costruire una rete che servisse per capire se c’erano casi simili al mondo ma, soprattutto, per provare ad aiutare tutti quei genitori che, come noi, convivono quotidianamente con le malattie dei loro figli.
Una onlus che, quindi, vuole essere di aiuto a tanti…
Questa è la nostra priorità. L’associazione porta il nome di Marco perché tutto è partito da lui, ma il nostro obiettivo principale è quello di aiutare gli altri, coinvolgendo più realtà possibili per poter migliorare la quotidianità di chi ne ha bisogno. Assistenza sociale, famigliare e sanitaria, integrazione scolastica ed extra-scolastica, abbattimento delle barriere architettoniche. Questi sono, in sintesi, i punti cardine della nostra realtà.
Quali sono i principali risultati ottenuti?
Sono tanti, ma tanti ancora si possono raggiungere. Ad oggi, sei famiglie vengono quotidianamente supportate, sia da un punto di vista economico, per sostenere le spese mediche più esose, che pratico. Abbiamo, però, anche lavorato per raggiungere obiettivi utili alla collettività, ad esempio donando una giostra inclusiva al Comune di Fossano o finanziando la realizzazione di aule multisensoriali negli edifici scolastici.
Chi sono i vostri sostenitori? 
Gli enti pubblici, alcune realtà private e i singoli donatori. Abbiamo circa 60 soci che pagano una tessera annuale, garantendoci un sostegno certo, ma non mancano mese dopo mese nuove persone che scelgono di aiutarci.
Il Covid-19 ha frenato questa corsa alla solidarietà?
Direi di no, anche se ha limitato gli eventi, che per noi erano importanti. Gli aiuti, invece, non sono calati, a dimostrazione della vicinanza di chi ci vuole bene.
Quali sono i vostri prossimi progetti?
Contiamo di poter supportare e sostenere tutte le famiglie che sono con noi, continuando a rafforzare l’inclusività a Fossano e non solo.
Se dovessi lanciare un invito ai nostri lettori?
Tendete la mano a chi ne ha bisogno, perché fare del bene fa stare bene. A chi è in una situazione come la nostra, invece, dico: guardate avanti quando sopraggiungono le avversità e cercate di essere sempre positivi e propositivi!

Il servizio completo su la Fedeltà di mercoledì 27 gennaio 2021