La diminuzione dei sacerdoti interpella tutta la comunità ecclesiale

Domenica 31 gennaio è la Giornata del Seminario

Seminaristi Gruppo 2020-2021
Da sinistra: Alberto Costamagna (4ª Teologia, Diocesi Fossano – 29 anni), Cristiano Bellino (5ª Teologia, Diocesi Mondovì – 24 anni), Nicolò Bellino (2ª Teologia, Diocesi Mondovì – 21 anni), don Carlo Vallati (Padre spirituale), don Edoardo Olivero (Rettore del Seminario), Daniele Alessandro (1ª Teologia, Diocesi Cuneo – 20 anni), Emanuele Tibaldi (2ª Teologia, Diocesi Alba – 22 anni).

Come da tradizione, nelle cinque diocesi della Provincia di Cuneo, l’ultima domenica di gennaio si celebra la Giornata del Seminario. Un’occasione per pregare, sicuramente, affinché il “Padrone della messe” continui a mandare “operari” in mezzo al suo popolo, ma anche per riflettere. Cinque seminaristi (1 ciascuno per le diocesi di Fossano, Cuneo e Alba e 2 per Mondovì) rappresentano comunque una speranza: Gesù continua a passare e a chiamare, raccogliendo risposte positive. D’altra parte, sono numeri ridotti, che non garantiscono un ricambio all’invecchiamento del clero e, ahinoi, alla scomparsa di molti preti, accentuatasi in questi mesi segnati dalla pandemia. Da anni è manifesta la crisi nelle vocazioni di speciale consacrazione, che non riguarda solo il clero secolare o il nostro territorio ma attraversa tutte le chiese di antica tradizione cristiana, assumendo in alcuni Paesi forme drammatiche.
La diminuzione dei sacerdoti, però, non è solo questione che coinvolge chi ha responsabilità vocazionali nelle diocesi e in seminario, ma interpella tutta la Chiesa e tutte le comunità. È questo il messaggio centrale al centro di domenica 31 gennaio, con la frase (“Chiamati a che cosa? Preti e comunità ordinati gli uni alle altre”) che campeggia sulle locandine e dà il titolo al messaggio che il “piccolo gregge” del Seminario interdiocesano affida a tutti. Perché non cada nel nulla, ma venga accolto e meditato.
c.b.

Chiamati a che cosa? Preti e comunità ordinati gli uni alle altre
Chiedere alle comunità parrocchiali delle nostre Diocesi di dedicare tutti gli anni una giornata al Seminario, pregando e riflettendo, assume quest’anno un triplice concreto risvolto.
Innanzitutto, non si tratta di volgere la nostra attenzione ad un luogo, il Seminario, lontano e distaccato dalle nostre vite, bensì alle persone che, vivendo un particolare momento della loro vita, si stanno impegnando per corrseminarioispondere al Signore, che li sta chiamando a seguirlo nella via del ministero ordinato, mettendosi a servizio del suo corpo che è la Chiesa. Non si diventa preti, infatti, per la propria autorealizzazione personale, ma per servire la Chiesa in ciò di cui essa ha bisogno. È questa la sfida interessante e sproporzionata che intraprende chi vive questo servizio.

In secondo luogo, essendo i seminaristi di oggi i preti di domani e quindi i parroci delle comunità dove ciascuno di noi vive, la questione ci coinvolge ancora più direttamente. La comunità cristiana ha vitalmente bisogno della Parola, dei Sacramenti e del ministero. Infatti, non può esserci una comunità cristiana senza la Parola, i Sacramenti e un presbitero che la presiede.
Posto come punto fermo la necessità dei preti, quale impegno siamo disposti ad assumerci come comunità - visto il diminuire della loro presenza numerica sul territorio - non solo per sgravarli da incombenze non strettamente legate al loro ministero, ma per permettere che i molteplici carismi (di cui la comunità nelle sue membra è dotata) possano esprimersi? Che cosa invece chiediamo loro, in quanto propriamente legato al loro servizio, insostituibile, di presbiteri?

In terzo luogo, tutti siamo e dobbiamo sentirci responsabili dei seminaristi e dei preti di oggi e di domani. Se i preti sono pochi e diminuiranno ancora, con un sovraccarico di incombenze e lavoro ingestibile, quali sono i “segni dei tempi” (Gaudium et Spes 4) attraverso i quali il Signore ci sta chiedendo di ascoltarlo e quindi di convertirci? Non sarà che dalla risposta non solo teorica, ma soprattutto pratica alle due domande poste sopra possiamo aiutarci, preti e comunità, ciascuno nei propri ambiti non separabili ma interconnessi (“ordinati l'uno all'altro” Lumen Gentium 10), per essere oggi nel mondo la Chiesa del Signore?
Così facendo, forse, il Padrone della messe continuerà a mandare operai per la sua messe.
La Comunità del Seminario interdiocesano di Fossano

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