Fuori fa freddo, dentro non si può. Medicinsieme alle prese con il problema dell’accoglienza

La sala d’aspetto è chiusa per ragioni di sicurezza anti-contagio. Ma l’attesa in cortile alimenta le proteste

Medicinsieme

“Nella nostra sede sono contemporaneamente presenti, in media, 6-7 medici in ogni momento del giorno, più due infermiere e due addetti della segreteria. Se consentissimo la permanenza nell’unica sala d’attesa di due persone per ciascun medico, significherebbe creare un assembramento, ovvero ciò che si deve necessariamente evitare, ancor più in un ambiente come il nostro. Tuttavia sono mesi che in Equipe si discute di soluzioni che possano coniugare sicurezza della struttura e comfort dei pazienti. E per questo stiamo valutando di aumentare a nostre spese la presenza di infermieri che possano selezionare i più fragili per ingressi facilitati”. Sono le parole di Giorgio Cagnazzo, direttore di Medicinsieme, in risposta alle sollecitazioni pervenute, anche a “la Fedeltà”, da cittadini che chiedono di riaprire la sala d’attesa per non aspettare all’aperto, nel cortile, la chiamata del medico o dell’infermiera per la visita in studio o l’accesso all’ambulatorio infermieristico: una condizione che il freddo di queste settimane ha reso più disagevole, anche se si protrae dallo scoppio della pandemia.

Ma perché - dal momento che se ne sta parlando da tempo - la soluzione non è ancora stata trovata? Risponde ancora Cagnazzo: “Ciò che viene descritto non fa che mettere in evidenza la vulnerabilità della medicina di famiglia, che si trova ad affrontare una situazione speciale con quegli stessi mezzi ordinari che erano insufficienti già prima della pandemia”. La “situazione speciale” - ci spiega - è il pericolo di contagio che incombe sia sui pazienti che sugli operatori di Medicinsieme. I “mezzi ordinari” sono quelli forniti allo studio associato dalla convenzione con l’Asl che, ironia della sorte, è stata sforbiciata a fine 2019 (“non per nostra volontà”) poco prima dello scoppio della pandemia, tagliando le prestazioni aggiuntive che garantivano, tra il resto, anche un presidio orario più ampio da parte del personale. Ciò nonostante - prosegue - “Medicinsieme in questi mesi ha fatto molto più di quel che poteva permettersi, non ha mai chiuso e ha cercato di ridurre il rischio di contagio in struttura, diradando accessi, filtrando gli ingressi uno ad uno, preparando le persone prenotate con un triage fatto personalmente da ciascun medico”.

Resta il fatto che il servizio di accoglienza, con lo spostamento all’aperto, ha subìto un innegabile peggioramento, ancorché limitato dal sistema delle prenotazioni, a discapito soprattutto dei pazienti più fragili. “Conosciamo il problema - conclude Cagnazzo -. Ma non abbiamo sale in più. Né personale che sia nelle condizioni di presidiarle. I paragoni con l’ospedale sono fuorvianti. Lì ci sono grandi spazi che noi non abbiamo. E poi, moltissime visite ambulatoriali, al Ss. Trinità, sono state semplicemente annullate. Ciò detto, faremo ciò che ci è possibile, ma senza derogare al tema della sicurezza, che è in questo momento è la garanzia più importante che dobbiamo fornire a tutela dei pazienti e del personale”.