Riparte con cautela l’attività “ordinaria” negli ospedali

I numeri consentono di ricominciare con le prestazioni differibili. Il punto nell’Asl Cn1 e al Santa Croce. Fossano riapre la Lungodegenza

Ospedale Corsie foto Sir
Foto Sir

Ripartire con le “attività ordinarie” per “ritornare alla normalità”, ma “senza abbassare la guardia sulla pandemia”. Sono le indicazioni fornite in settimana dal Dirmei, la Direzione regionale sulle malattie infettive. E confermate dall’assessore regionale Luigi Icardi.

I nuovi obiettivi sono legati alla riduzione, costante da alcune settimane, dell’occupazione dei posti letto Covid negli ospedali. Accade anche per i nosocomi dell’Asl Cn1, dove nell’aggiornamento di lunedì 1° febbraio, i pazienti Covid sono più che dimezzati rispetto al picco della seconda ondata.

Giuseppe Guerra, commissario Covid dell’Asl Cn1, conferma che questo calo ha già consentito di riaprire sale operatorie e posti letto per pazienti non Covid e di accelerare l’attività ambulatoriale, fermo restando che le attività indifferibili e urgenti, come quelle oncologiche, non si sono mai fermate. La strategia è quella di non toccare i Covid hospital (Saluzzo e Ceva) e riaprire progressivamente gli spazi liberati dai pazienti Covid a Savigliano e Mondovì. L’obiettivo è quello di intaccare le liste d’attesa degli interventi differibili e programmati che da qualche mese sono in stato di blocco.

A questo scopo aiuterà anche la convenzione firmata lunedì con una struttura privata - l’Istituto climatico di Robilante - che accoglierà una quarantina di pazienti Covid lungodegenti.

Anche il Ss. Trinità ha imboccato la strada della normalità. Lunedì 25 gennaio era stato riaperto il reparto di Neuroriabilitazione. Entro fine settimana dovrebbe essere la volta della Lungodegenza, il reparto diretto da Giovanni Siciliano, con i primi dieci posti letto.

Spirito analogo anima l’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, dove “nei prossimi giorni - assicura il direttore sanitario Monica Rebora - torneremo al 70% delle nostre potenzialità sugli interventi chirurgici (il Santa Croce smaltisce circa 530 operazioni a settimana - ndr). Nel momento peggiore, eravamo stati costretti a ridurli fino al 30%. Contiamo in questo modo di recuperare le classi di intervento meno prioritarie e di smaltire le liste d’attesa, come avevamo già cominciato a fare in estate prima di doverci fermare”. Nel frattempo, conclude, “stiamo via via cominciando a chiamare i pazienti per le visite ambulatoriali e clinico-strumentali per le classi D e P”.

L’auspicio è che non si debba più fare marcia indietro. Ma - come ormai sanno anche i sassi - tutto dipende dall’andamento della pandemia. E, in ultima analisi, dal comportamento dei cittadini.