“Casa D20”, a Trinità un luogo da vivere per diventare autonomi

Il progetto della cooperativa Il ramo inizia all'autonomia ragazzi con disabilità

“Fare casa” è il leitmotiv che dal mese di gennaio muove le attività della cooperativa “Il ramo” tra le mura della villetta in via Roma a Trinità, donata al Comune dalla coppia monegasca Jean e Angela Garavagno e ceduta in comodato gratuito alla cooperativa. I ragazzi accolti ogni mattina, da tre a quattro, si salutano e raccontano il vissuto della giornata precedente intorno a una tazza di caffè, come in una qualsiasi famiglia. Quindi insieme si decide cosa mangiare a pranzo e fatta la lista si esce per fare la spesa al supermercato. Al rientro tutti al lavoro, per due giorni a settimana coordinati da un giovanissimo volontario trinitese diplomato alla scuola alberghiera, per preparare pranzo, ognuno in base alle proprie capacità. C’è chi pulisce le verdure, chi spadella, chi prepara la tavola perché anche qui la cucina è il cuore della casa. Uno spazio dove incontrarsi, socializzare, imparare giorno dopo giorno come si vive il quotidiano, con i suoi tempi, i compiti da svolgere, e anche gli spazi di tempo libero da riempire.
Parliamo di “Casa D20”, progetto di “co-housing” diurno a firma della cooperativa “Il ramo” gestito dal centro diurno “La goccia” di Trinità. “Gli studi degli ultimi anni hanno messo in evidenza come nei soggetti disabili il passaggio alla vita adulta costituisca una delle fasi più cruciali per delinearne il futuro e la qualità della vita - spiega l’educatrice Veronica Ramonda -. L’accesso alla vita adulta è quasi sempre un fattore di forte preoccupazione e disorientamento per le persone; per le famiglie di persone disabili spesso questo smarrimento è amplificato. Queste criticità hanno stimolato la necessità di ricercare soluzioni sempre più idonee che aiutino la persona a raggiungere il maggior grado di autonomia cercando di creare un’offerta che tenga conto dell’identità, della personalità e dei desideri di ciascuno”. Il progetto della “Casa D20”, si rivolge a quella “fascia grigia” di ragazzi over 16 cje non hanno difficoltà mentali e psichiche così gravi da essere confinati in un Centro diurno, ma non così pronti per essere assorbiti dal mondo del lavoro. “Ragazzi con capacità a cui fino ad ora mancava uno spazio per valorizzarli - spiega Veronica -. Con questo progetto pilota, come con il progetto ‘Vela’ della Crc che terminerà a marzo, si dà una risposta concreta ai ragazzi inseriti nel Centri diurni gestiti da “Il ramo” e il territorio; l’intento è quello di creare uno spazio di servizi, convivenza e vivibilità aperto a tutti”.

Articolo su la Fedeltà in edicola mercoledì 24 febbraio