Le scuole del primo ciclo devono rimanere aperte: l’appello di 34 Presidi della Granda

In una lettera inviata al Presidente della Regione Alberto Cirio invitano a riflettere sulle conseguenze sociali legate alla sospensione delle attività didattiche in presenza

Scuola Rientro
(foto ANSA/SIR)

Le scuole dell’infanzia, elementari e la prima Media devono restare aperte, con la didattica in presenza. È l’appello che i dirigenti scolastici di 34 istituti comprensivi della provincia di Cuneo hanno inviato oggi, 5 marzo, al Presidente della Regione Alberto Cirio. Un appello che però, alla luce delle decisioni appena assunte, è rimasto inascoltato.
A motivare la richiesta dei Presidi ci sono due ordini di ragioni. Innanzitutto, alcune considerazioni di carattere generale: “Le scuole non sono focolai – scrivono i Presidi -, generalmente i contagi avvengono all’esterno dell’ambiente scolastico ed è dall’esterno che vengono portati nelle aule; inoltre, quando si verificano casi Covid scattano immediatamente le procedure di garanzia che abbiamo ormai collaudato e che si sono dimostrate efficaci”. Inoltre, ed è un dato su cui riflettere con attenzione, “fuori dalle scuole non c’è alcuna garanzia che i giovani osservino con scrupolo le stesse regole (dispositivi di protezione individuale, distanziamento, controllo degli adulti) che vengono fatte rispettare nell’ambiente scolastico”. Sottolineano anche che “le scuole del primo ciclo hanno bacini di utenza corrispondenti allo stesso territorio in cui si trovano, dunque la frequenza non genera flussi di mobilità forieri di nuovi contagi”.

C’è una seconda motivazione legata a quelle categorie di alunni che sono esentati dalla didattica a distanza: vi rientrano non solo alunni disabili o con Bes (bisogni educativi speciali), ma, anche, studenti figli di persone che lavorano nella sanità (medici, infermieri, oss...) e di altre categorie di lavoratori che svolgono servizi indispensabili a garantire i bisogni essenziali della popolazione. È quanto stabilito dall'ultimo Dpcm del Governo e dalla Nota interpretativa del Ministero dell’Istruzione n° 343 del 4 marzo 2021: essa prevede che a quanti, fra le categorie citate, fanno “espressa e motivata richiesta” va garantita la "frequenza della scuola in presenza". Negli ultimi giorni, i dirigenti delle scuole cuneesi stanno ricevendo numerose richieste via posta elettronica dai genitori che svolgono lavori essenziali. “Allo stato attuale – fanno notare i Presidi firmatari - risulta impossibile stabilire chi abbia diritto a continuare ad usufruire della didattica in presenza, per l’indeterminatezza delle categorie cui si fa riferimento”.

Inoltre, accogliere tutte queste richieste “apre alla possibilità che l’eventuale sospensione delle attività didattiche in presenza venga praticamente aggirata e vanificata dal ricorso a queste clausole”. Per non parlare dei problemi organizzativi, con insegnanti chiamati a garantire la Dad e nello stesso tempo l’insegnamento in presenza a coloro che, avendone diritto, ne faranno richiesta. “La situazione che si prospetta, pertanto, configura problemi gestionali e ricadute sociali che rischiano di essere più gravi di quanto avverrebbe mantenendo aperte le attività in presenza”.

“La Scuola italiana, come ogni altro comparto della società, deve fare tutto ciò che è possibile per ridurre gli effetti devastanti della pandemia, particolarmente sulle giovani generazioni” si legge ancora nell’appello. “Siamo consapevoli delle gravi difficoltà in cui si trovano molte famiglie, della loro esigenza di trovare una sistemazione per i bambini ed i ragazzi; sappiamo anche che la Dad, strumento prezioso e necessario in questo frangente, non può essere paragonata alla didattica in presenza e che l’isolamento sta producendo effetti negativi, sia sul piano cognitivo che su quello esistenziale, dei bambini e dei ragazzi, in specie i più deboli”.
Di qui l’invito (ignorato) a lasciare aperte almeno le scuole del primo ciclo e la 1ª Media. “Le conseguenze sociali, ed anche economiche, di una nuova sospensione dell’attività scolastica per le famiglie del nostro territorio, potrebbero avere effetti disastrosi ed andare ad aggravare una situazione già pesantissima”.