Paola Mandola 4 volte campione del Mondo, e 13 titoli Italiani nelle bocce

Il ricordo più bello è il titolo italiano under 14 nel 1994 con due ragazzi di Fossano

Paola Mandola

Quattro titoli Mondiali, tredici Italiani e una bacheca in continuo aggiornamento. Nel Fossanese (ma forse nell’intera provincia di Cuneo) è difficile trovare uno sportivo con un palmares del genere. Eppure c’è chi, come Paola Mandola, ha vinto tutti questi trofei con una naturalezza incredibile, collezionando vittorie su vittorie nelle bocce sin dall’età di nove anni. Oggi, che di anni ne ha 37, Paola non ha ancora smesso di puntare a nuovi traguardi, con la maglia del Forti Sani Autonomi Fossano, nel campionato di Serie A femminile. La Fedeltà l’ha incontrata per fare il punto verso la nuova stagione e ricordare alcune delle tappe salienti della sua lunga carriera.

Paola Mandola

Fatti salvi nuovi rinvii legati alla pandemia, la vostra stagione partirà proprio in questo fine settimana. Paola, sei carica?
Al punto giusto (ride, ndr). La voglia è quella di sempre, accentuata ancora di più da un 2020 passato a giocare poche partite, per via del Covid-19. Ora ci siamo e speriamo di poter partire. La squadra credo sia competitiva e puntiamo certamente a fare bene.
Quale ruolo pensate di poter ricoprire in questa stagione?
Certamente di alto livello. Avevamo bisogno di una giocatrice abile nel tiro progressivo e abbiamo ingaggiato Gaia Falconeri, che credo ci potrà dare una grossa mano. La Borgonese (prima avversaria delle fossanesi in campionato, ndr) è ancora la favorita, ma noi vogliamo riscattare la sconfitta dello scorso anno.
Facciamo un “piccolo” balzo indietro a tre decenni fa. Come si avvicinò la Paola bambina alle bocce?
È un amore di famiglia, perché mio nonno e i miei genitori hanno sempre praticato questo sport. Io, seguendo le orme di mio fratello Fabio (altro campione mondiale, con cinque titoli iridati, ndr), ho preso in mano la prima boccia a nemmeno sei anni di età e da lì non ho più smesso. Quando frequentavo le scuole medie fui tentata dalla mia maestra di allora, che vedeva per me un futuro nell’atletica, ma non ho mai voluto sentire altro. Anche perché nel frattempo stavano arrivando le prime vittorie…
La prima a nove anni, nel 1993. Sei anni dopo eri già in Nazionale maggiore. Ti ricordi l’esordio?
Assolutamente sì. Fu nel 1999, nel corso di un quadrangolare internazionale a Pieve di Soligo. Ricordo ancora l’emozione delle settimane precedenti, in cui l’allora Commissario tecnico mi chiamò per chiedermi le misure per realizzare la tuta di rappresentanza. Quando la ricevetti, con il mio nome stampato sopra, la provai immediatamente, perché non mi sembrava vero. 
E in campo come andò?
Molto bene. Pur essendo all’esordio, ero stranamente sciolta e serena e recitai alla perfezione la mia parte. Fu un ottimo debutto, preludio a ciò che sarebbe successo di lì ad un anno.
E infatti, nel 2000, a soli 16 anni ti laureavi campionessa del Mondo. Vengono ancora i brividi?
Ora il tempo è passato ma ricordo bene l’emozione di quel momento. Eravamo in Francia, a Pamiers, e giocai in coppia con la saluzzese Laura Trova. Giocammo bene e strappammo la vittoria. Quando salii sul podio non mi sembrava vero: qualche anno prima avevo visto mio fratello lì, ma mai avrei creduto che un giorno ce l’avrei fatta anche io.
È quello il ricordo più bello della tua carriera?
Sicuramente è uno dei più forti, ma se devo essere sincera ricordo con ancora maggior piacere la vittoria nel Campionato Italiano Under 14 ottenuta due anni prima, nel 1998, in squadra con due ragazzi di Fossano. Non eravamo i favoriti, eppure giocammo ad alto livello e riuscimmo a ribaltare i pronostici, centrando un titolo di grande prestigio. Diciamo che per me tutto è partito da lì…
Dopo il primo titolo Mondiale, ne sono arrivati altri tre. Il più “sudato”?
Quello del 2002, ancora in coppia con Laura Trova. Si giocò a Saluzzo e in finale affrontammo la Slovenia, all’interno di una bocciofila stracolma di bandiere italiane. Sentivamo la pressione, ma volevamo a tutti i costi quella vittoria, che poi arrivò, anche grazie al nostro ottimo lavoro di squadra nei momenti decisivi dell’incontro. 
Con il passare degli anni, tu non hai mai smesso di vincere, ma lo sport delle bocce è cambiato?
A livello regolamentare, nemmeno troppo. I veri cambiamenti sono arrivati a livello qualitativo. Tra tutte le avversarie, il percorso più impressionante è stato fatto dalla Cina. Quando vinsi con Laura nel 2002, le cinesi parteciparono ma la loro fu più una presenza “simbolica”. Quattro anni dopo, nel 2006, erano già le più forti, capaci di vincere quasi tutte le medaglie. Si allenano otto ore al giorno, con una serietà che non ha eguali nel mondo.
Sfatiamo un tabù. Le bocce sono uno sport da vecchi?
Invito chi la pensa così ad assistere una volta a una nostra partita (ride, ndr). Credo che le bocce siano un mix perfetto tra parte atletica, che deve comunque essere curata quando si gioca ad alto livello, e aspetto mentale, fondamentale per saper fare sempre la scelta giusta nel corso di un incontro, che può durare anche diverse ore. Se non sei lucido e non sai mantenere la calma quando i punti iniziano a pesare, difficilmente diventerai un campione.
Tornando all’oggi, la “fame” è ancora quella di vent’anni fa?
Assolutamente sì, e finché ne avrò continuerò a giocare con la massima intensità. Non sono una che si sente appagata e questo è forse il mio più grande pregio. Anche dopo ogni vittoria Mondiale, non c’è stata volta in cui non mi sia emozionata come se fosse la prima volta. Ora, la mia testa è a questo campionato di Serie A e poi, chissà, anche se non sono più giovanissima dovesse arrivare una nuova chiamata azzurra risponderei presente…
c.c.