“Amoris Laetitia”, dopo 5 anni continua a far parlare di sé

Il 19 marzo il Papa inaugura l’anno dedicato alla Esortazione apostolica pubblicata nel 2016

L'Anello Perduto Udienza Papa
Paolo Tassinari e il gruppo de "L'anello perduto" incontra Papa Francesco nell'udienza del 6 aprile 2016 in piazza San Pietro

Venerdì 19 marzo la Chiesa celebra i cinque anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” (AL) e in quello stesso giorno Papa Francesco inaugura l’Anno “Famiglia Amoris Laetitia”, che si concluderà il 26 giugno 2022 in occasione del 10° Incontro mondiale delle famiglie.
Per fare il punto sui contenuti e sulle proposte offerte da questo testo, abbiamo rivolto alcune domande a Paolo Tassinari, diacono permanente e membro dell’Ufficio Famiglia delle diocesi di Fossano e di Cuneo, all’interno del quale segue il progetto “L’anello perduto”.

Qual è la sfida maggiore di Amoris laetitia?
La sfida principale che AL pone all’attenzione della comunità cristiana, mi pare sia ancora disattesa; questa percezione però, ammesso sia vera, credo anche sia del tutto nella norma.
Se infatti paragoniamo il numero degli anni della pubblicazione del testo a quelli di un essere umano, tra i 3 e i 5 anni sappiamo che i bambini imparano a parlare e a relazionarsi con gli altri, iniziano a distinguere fantasia e realtà, migliorano la capacità di collaborare e seguire regole. In questi primi anni di vita di AL mi pare sia avvenuto qualcosa di simile: abbiamo iniziato a conoscere “Letizia”, una nuova amica alla quale sta a cuore la storia di amore di ogni coppia e famiglia e che riconosce l’agire buono di Dio in ciascuna di esse, distinguendo “ideali astratti e piedi per terra”. Credo che questo paragone appena abbozzato, rilegga il num. 37 che contiene, a mio avviso, la sfida più alta che AL ci consegna: il cambio di paradigma teologico-pastorale di matrimonio e famiglia che al momento, come è normale che sia, stenta ad essere fatto circolare nelle nostre comunità.

In Amoris laetitia si parla della famiglia quale scuola di fede. Come trasmettere oggi la fede cristiana alle nuove generazioni?
Questo è un tema che, sovente, mette a dura prova i genitori, specialmente quelli che dopo aver cercato di trasmettere con le migliori intenzioni la fede cristiana ai loro figli, ad un certo punto ne riscontrano l’inefficacia, entrano in crisi e pensano: “Abbiamo sbagliato. Se non segue le nostre orme, se è così diverso da noi due, se non va più in chiesa, vuol dire che non siamo stati un buon esempio per lui”.
In realtà penso che mettere in dubbio le credenze ricevute e costruirsene altre e differenti sia un gesto sano di ogni figlio e figlia, e non debba per forza far scaturire un senso di inadeguatezza nei genitori; del resto, a suo tempo, non si è comportato allo stesso modo ciascuno di noi in riferimento a padre e madre?
La speranza è che i nostri figli possano fare propria la fede cristiana, ma come, dove e quando questo avvenga, deve essere lasciato alla libertà di ciascuno; libertà che, come l’esperienza mostra (compresa la nostra!), tante volte sorprende!

Nonostante la buona volontà dei coniugi e i percorsi di preparazione al matrimonio, le crisi sono in aumento. Quali secondo te le cause dei fallimenti matrimoniali? Come prevenirli?
Le cause del fallimento di un matrimonio sono certamente le più diverse; io però credo che, tante volte, siano “inesistenti”. Mi spiego: ogni tanto, mi tornano alla mente le parole di una bellissima canzone di Riccardo Cocciante che ad un certo punto dice: “Non è la vita che avrei voluto mai desiderato vivere, non è quel sogno che sognavamo insieme fa piangere”. Deve essere terribile arrivare a pensare della propria vita qualcosa di simile: “giorni uguali ai giorni, discussioni sterili” possono arrivare a spegnere un amore senza un motivo preciso. Accade: è sufficiente ascoltare chi, anche dopo 20 o 30 anni di vita insieme al coniuge, ora si ritrova da solo. Nessuno di noi è immune da questo “virus” che circola in Italia e nel mondo ben prima del Covid-19, e non esistono precauzioni che mettano al sicuro.
Riprendendo la canzone di Cocciante però, credo che tenendo ferme due direttrici, sia possibile recuperare l’amore perduto; dice il cantante: “Se stiamo insieme ci sarà un perché… qualche cosa c’è, che ci unisce ancora stasera”. Fare memoria di ciò che ci aveva fatti innamorare, andare a recuperare i gesti della primavera del nostro amore, rimettere mano alla storia della nostra relazione avendo il coraggio di nominare ogni fatica, credo possa essere un buon inizio per ridare vigore ad una relazione che si sta spegnendo.

Intervista completa su La Fedeltà del 17 marzo