La Casa di riposo di Genola adotta la “Terapia della bambola”

Trattamento non farmacologico che favorisce la diminuzione di alcuni disturbi del comportamento delle persone affette da Alzheimer o demenze

Serenità, calma, affezione, empatia e cura sono alcune delle risposte che la “terapia della bambola” (in inglese “doll therapy”) risveglia negli anziani con demenza e Alzheimer.
La terapia, che sarà adottata dalla Residenza per anziani “Giovanni XXIII” di Genola a giorni, è entrata nella struttura la scorsa settimana in via sperimentale. “Abbiamo iniziato a offrire la bambola ad alcune ospiti autonome - spiega la direttrice Alessandra Marino -. Volevamo capire che risposte davano le persone senza problemi di demenza. È stato bellissimo vedere la loro reazione. La dolcezza comparire sui loro volti, il piacere di stringere e coccolare la bambola che ha saputo risvegliare ricordi di maternità, genitorialità”.
La “Doll therapy” consiste nel fornire una bambola con precise caratteristiche antropomorfe (in relazione a peso, altezza, espressione facciale) a pazienti affetti da demenza senile. L’utilizzo della Doll therapy in questo target di pazienti si sta diffondendo sempre di più come intervento per ridurre tutti i disturbi psicologici, sociali e comportamentali che affliggono le persone affette da demenza. Tra l’anziano e la bambola si crea una relazione capace spesso di risvegliare la persona da uno stato di apatia, di ridurre gli stati d’ansia, i disturbi di sonno. “La ‘doll therapy’ - spiega Marino - è un vero e proprio trattamento non farmacologico, anzi succede anche che si arrivi a sostituirsi ad alcuni farmaci. Perché funzioni richiede un grosso impegno e coinvolgimento da parte del personale, va continuamente monitorato e supervisionato. Può anche accadere che non scatti empatia, anzi che il contatto con la bambola scateni rifiuto e reazioni negative. Sta al supervisore sapere come e quando intervenire”.

Articolo su la Fedeltà in edicola mercoledì 24 marzo