Fino a fine mese l’Italia resta in zona rossa (o arancione)

Confermate le restrizioni fino al 30 aprile. Dopo Pasqua si torna in classe fino alla prima media

Mario Draghi
(Foto Presidenza Consiglio dei Ministri)

Sarà un aprile in zona rossa (o arancione). Nessun allentamento delle misure dopo Pasqua, se non per qualche variazione. Lo prevede il decreto legge approvato nella serata di ieri (mercoledì 31 marzo) dal Consiglio dei ministri che conferma le attuali restrizioni. Il presidente Draghi ha tuttavia confermato la possibilità «di deliberare in Consiglio dei ministri un allentamento delle misure, qualora lo consentano l'andamento dell'epidemia e l'attuazione del piano vaccini».

Cosa cambierà dopo Pasqua? Come annunciato tornerà la scuola in presenza (fino alla prima media) nelle zone rosse, senza possibilità per le Regioni e i loro governatori di emanare ordinanza più restrittive rispetto a quanto previsto a livello nazionale. Per gli altri alunni (dalla seconda media a tutto il ciclo delle superiori) didatti a distanza per le zone rosse mentre per le zone arancioni la presenza sarà fino alla terza media e al 50% per le superiori.

Zone rosse e visite ai parenti. Nessuna novità anche sul fronte dei criteri per decretare la zona rossa: scatta automaticamente nelle regioni con Rt sopra 1,25 ma anche in quelle in cui vi sia un’incidenza settimanale dei contagi superiore ai 250 casi ogni 100mila abitanti. E non variano neppure le misure per le zone bianche (al momento vi è solo la Sardegna) in cui le uniche misure sono e saranno il distanziamento e l’utilizzo della mascherina. Se per Pasqua e pasquetta, quando tutta l’Italia sarà zona rossa, sarà possibile andare a trovare parenti o amici una volta al giorno e in massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi), questa possibilità nelle zone rosse non ci sarà più fino a fine mese e sarà consentita solamente nelle zone arancioni.

Vaccino obbligatorio per i sanitari. Il decreto introduce una novità importante: l’obbligo di vaccinarsi per medici, infermieri e sanitari, con possibilità di essere sospesi o demansionati in caso di rifiuto. Il testo recita: «Al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell'infezione da Sars-CoV-2. La vaccinazione costituisce requisito essenziale all'esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati»