“Dal 2050 niente neve sulle pianure piemontesi”

L'allarme in uno studio sui cambiamenti climatici: nello scenario più catastrofico, la "bianca visitatrice" non si vedrà più a bassa quota

Temperature più alte, meno neve e maggior rischio di incendi nei boschi.

Sono gli effetti dei cambiamenti climatici che noi e soprattutto i nostri discendenti molto probabilmente sperimenteremo “in casa”, cioè sul territorio piemontese, secondo quanto prevede uno studio effettuato dalla Regione, che “la Fedeltà” può proporre ai suoi lettori “in pillole”, grazie alla collaborazione del circolo Legamentiente "Il Platano”, realtà del Torinese.

Lo studio punta a “valutare le varie componenti climatiche sul territorio da qui al 2.100”. Due gli scenari descritti, uno più ottimistico e l’altro pessimistico secondo le emissioni inquinanti che si continueranno a produrre; in entrambi i casi, “i cambiamenti sempre più rapidi confermano l’urgenza di agire”.

Quanto alle temperature, “nel migliore degli scenari, in montagna il riscaldamento ogni 10 anni sarà di 0.3 °C sopra i 700 metri e di 0.7-0.8 °C sopra i 1.500 metri”, mentre “nel peggiore degli scenari la temperatura massima media estiva in pianura sarà ovunque superiore a 30 °C e in inverno sarà intorno ai 10 °C”; inoltre “in montagna, in primavera non vi saranno aree con temperatura minima inferiore agli 0 °C”. Sul fronte delle precipitazioni, occorrerà misurarsi sempre più con quelle che i giornalisti chiamano, con poca gioia degli “addetti ai lavori”, “bombe d’acqua”: “Le precipitazioni totali annue, cumulate, tenderanno a diminuire, ma in modo statisticamente non significativo. Quello che cambierà maggiormente è il regime pluviometrico, con meno piogge in primavera (che non sarà più la stagione più piovosa) e, in generale, con una diminuzione dei giorni di piovosi a discapito di fenomeni più intensi. Aumenteranno i periodi secchi (in particolare in montagna) ed i mesi più siccitosi saranno dicembre e luglio”. Brutte notizie anche per chi ama la neve e per chi con essa lavora:  “Il rapporto tra la parte nevosa e le precipitazioni totali (pioggia + neve) tende a diminuire in entrambi gli scenari: ovvero, sempre meno acqua cadrà al suolo come neve. In poche aree il rapporto rimarrà tra 0.2 e 0.3 a fine secolo; indicativamente dal 2050, nello scenario peggiore non nevicherà a basse quote”. Alle previsioni su pioggia e neve si legano quelle sulla siccità: “Nello scenario migliore si alterneranno annate siccitosi e piovose, ma i valori estremi di siccità aumenteranno; nello scenario peggiore, dalla seconda metà del secolo diminuiranno gli anni piovosi a vantaggio di quelli siccitosi. Le condizioni di siccità severe saranno ricorrenti sul settore meridionale e sulla zona prealpina occidentale”. In questo “nuovo” Piemonte si farà più minaccioso un problema con cui la regione deve misurarsi già ora, quello degli incendi boschivi: “Ci si attende un aumento marcato non soltanto nel numero di giorni con condizioni che predispongono l’innesco, ma anche di incendi ad alta velocità di propagazione, persistenti e caratterizzati da difficoltà di spegnimento”.