Chiesa piemontese: mettersi in gioco per superare la schiavitù del gioco

Il Centrodestra punta a modificare la normativa regionale sul contrasto al gioco d'azzardo patologico. I vescovi intervengono sul dibattito in corso in Consiglio regionale.

azzardo

Nel Consiglio regionale del Piemonte, da mercoledì 14 aprile, è in corso il dibattito su una proposta di legge (primo firmatario il leghista Claudio Leone) che punta a modificare la normativa regionale sul contrasto al gioco d'azzardo patologico. Di fatto, si tratta di una “controriforma” a favore dei gestori delle case da gioco che, se approvata, ridurrebbe fortemente le limitazioni introdotte dalla Legge regionale voluta nel 2016 dalla Giunta Chiamparino, riportando in sale gioco e tabaccherie slot machine e videopoker.
Il Centrodestra piemontese ha chiesto di votare la nuova legge direttamente in Consiglio regionale, senza passare prima in commissione e senza ascoltare le associazioni. In aula, nei primi due giorni di dibattito, si è scatenata una forte protesta da parte delle opposizioni, che hanno presentato migliaia di emendamenti.
La legge attualmente in vigore pone dei limiti molto precisi, vietando l’utilizzo delle slot machine in locali pubblici che non rispettano un distanziamento di 300 metri dai luoghi sensibili (scuole, chiese, ospedali, case di riposo, centri sportivi, ecc.) nei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e di 500 metri per i Comuni più grandi. Da quando è stata introdotta (quasi cinque anni), la legge ha dato buoni frutti contribuendo ad una sensibile diminuzione delle patologie da gioco d’azzardo (le cosiddette ludopatie). E, inevitabilmente, ha ridotto il giro d’affari per le imprese del settore. Che si è ulteriormente contratto con l’arrivo della pandemia e la prolungata chiusura dei locali pubblici.

Gli ultimi dati sul gioco d’azzardo in Piemonte, elaborati dall’Ires, rilevano al 2019 un calo (rispetto al 2017) del 9,7% (a fronte di un aumento dell’1,6% nel resto d’Italia); le perdite da gioco sono diminuite del 17,8% e i due terzi delle somme non spese nel 2018 non sono state reinvestite in altri giochi. Una parte del gioco si è trasferito sui canali online ma non in misura diversa da quanto sta avvenendo in tutta Italia (l’incremento in Piemonte è stato del 45%, il dato nazionale segna un +48%). In un biennio si è più che dimezzato il numero delle slot machine che sono passate da 26 mila in oltre 5.700 esercizi commerciali a 12.500 in 1.800 esercizi. Nel primo semestre 2018 il volume di gioco in regione, dopo l’entrata in vigore del distanziometro, si è ridotto di 232 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sulla questione intervengono i Vescovi piemontesi responsabili delle pastorali regionali Caritas, salute, sociale e lavoro, rispettivamente Piero Del Bosco, Marco Brunetti e Marco Arnolfo.
“In questi giorni il Consiglio Regionale del Piemonte è impegnato nella discussione di proposte di legge sul delicato tema del gioco di azzardo patologico. Fin dai primi anni 2010 le Chiese Locali della nostra Regione Ecclesiastica sono state fortemente interpellate dalla questione e dalle molteplici conseguenze – nella maggior parte dei casi negative – che sia la dimensione ludopatica che quella più tenue di una abitudine reiterata al gioco portano alle persone e alle famiglie. Purtroppo – fanno notare i vescovi -, non si tratta quasi mai di fenomeni transitori, di lieve entità, facilmente superabili: incidono profondamente sulla vita ordinaria, sulle relazioni, sulla vita sociale, spesso sulla sopravvivenza dignitosa.
In tempi di forte crisi come gli attuali il ricorso al gioco è attività presente e, talora, in aumento grazie anche alla possibilità dell’utilizzo degli strumenti informatici. Lo rilevano le nostre Caritas e le Fondazioni Antiusura soprattutto rispetto a fasce di popolazione anziana, ma sempre più anche di giovani o di persone a basso reddito o in grave emarginazione. L’esperienza e l’attività socio-pastorale delle commissioni regionali Caritas, Pastorale della Salute e Pastorale Sociale e del Lavoro induce a rinnovare la richiesta di mantenere ed accrescere un insieme di attenzioni educative e di sviluppo, garantito da un buon modello legislativo, capace di sostenere e proteggere i soggetti più facilmente esposti all’inganno dell’azzardo, di costruire reti comunitarie che superino la solitudine delle persone, di indirizzare le scelte collettive verso il rispetto pieno della dignità delle persone che il gioco spesso non consente.
In situazioni di forte crisi del comparto economico ma anche di grandi opportunità di rilancio riteniamo utile concentrarsi congiuntamente sulla protezione delle fasce a rischio e sulla promozione di forme alternative di lavoro che possano assorbire gli operatori del comparto convertendone gli obiettivi economici senza metterli in contrasto con quelli etici e sociali.
La nostra Regione ha alle spalle un tempo di sperimentazione di strumenti strategici ed operativi che, sia i dati sia i risultati, ci consegnano come interessante e generativo. Azioni di freno al processo attivato potrebbero avere ricadute poco opportune in mesi in cui saremo chiamati a grandi sforzi di innovazione e di coesione. Le comunità ecclesiali ribadiscono la loro piena disponibilità, per quanto di competenza, a «mettersi in gioco per superare la schiavitù del gioco» e per costruire scenari rinnovati in una società sempre più responsabile e fraterna”.