Alberto Marengo e la pulizia dei cippi in memoria dei partigiani uccisi

Dal 2016 ad oggi ha ripulito oltre venti cippi. E lo ha fatto per amore della memoria, perché non si dimentichi quella che è stata la storia, la nostra storia. “Sia chiaro che non lo faccio per apparire” ribadisce più volte nella nostra chiacchierata Alberto Marengo, fossanese che negli ultimi anni ha trascorso molto del suo tempo libero tra candeggina, pennelli, colori e fissativi. Tutto è iniziato nel 2015-2016: “ho accompagnato Silvio Pagliero a deporre i fiori davanti ai cippi della nostra zona in occasione del 25 aprile – dice -. Una cosa che l’Anpi fa abitualmente. Mi sono reso conto che avevano bisogno di una ripulita. Molti di questi a malapena si leggevano”. Così è iniziata quella che sarebbe stata la “storia” che vi raccontiamo. I primi cippi che Alberto Marengo ha ripulito sono i due di Cussanio: uno dedicato a Aldo Bonelli e a Adrien Graglia che i tedeschi spinsero dalla stazione di Genola lungo i binari per poi fucilarli e lasciarli appesi ai pali della ferrovia, come monito. Il secondo è in memoria di Riccardo Bertola, della III divisione Alpi, che il 28 aprile ’45 andò a disarmare due soldati tedeschi in ritirata, fu colpito alla testa e morì nei locali del santuario.
A queste pietre commemorative ne sono seguite molte altre.
Io ero piccolo quando c’era la guerra – dice Alberto -. Ma gli occhi e le orecchie funzionavano benissimo anche se i ‘grandi’ cercavano di proteggerti e tenerti all’oscuro di ciò che accadeva. Se ci penso sento ancora i passi dei tedeschi. Pesanti. E ricordo che tutti bisbigliavano, perché la mia famiglia era antifascista e la paura che ci fossero spie ad ascoltare concreta”. Alberto Marengo aveva un cugino partigiano che operava in valle Pesio, insieme a Mosca, Viglietta e molti altri fossanesi. Ha ascoltato le storie di chi è tornato e di chi, invece, è stato freddato a colpi di fucile dopo aver subito le più ignobili torture. Anche se la guerra è finita e la vita è ripartita, si è normalizzata e modificata, la storia rimane e “non bisogna dimenticarla. Molti dei nomi che leggiamo sui cippi sono di giovani, giovanissimi, che forse erano un po’ incoscienti, ma erano soprattutto coraggiosi: senza attrezzatura e spesso senza tante competenze si sono messi contro a un nemico cattivo, equipaggiato e spietato. Ed è grazie a loro se oggi viviamo in un mondo libero”.
La candeggina serve a ripulire la sporcizia, la muffa e le macchie del tempo, i pennelli e i colori a riscrivere nomi e date, il protettivo a garantire una vita più lunga ai cippi. Marengo, che per tutta la sua vita ha fatto l’imbianchino, ha sfruttato le sue capacità professionali anche una volta in pensione. Prima Fossano e dintorni, Sant’Albano, Genola, Salmour, Centallo poi anche molti cippi della Valle Pesio, dove molti nostri concittadini sono stati partigiani. C’era anche Gianni Viglietta, “mio suocero – racconta Ada Barbero dell’Anpi Fossano che ha accompagnato Marengo in buona parte delle operazioni di pulizia -. Lui per
fortuna è tornato. Ci ha raccontato cose che sembrano davvero inimmaginabili. Ma è importante ricordarle e trasmetterle anche a giovani. Sarebbe bello che l’impegno profuso da Alberto in questi anni venga continuato da qualche ragazzo in futuro. So che i nostri presidente e vice presidente, Massimo Monchiero e Andrea Silvestro hanno già qualche idea a riguardo”. Appena le restrizioni si allenteranno Marengo ripartirà con la manutenzione dei cippi. “Ad aiutarmi c’è sempre stata l’Anpi di Fossano. Silvio Pagliero, Ada Barbero, l’instancabile Carlo Battistino di Centallo. Devo ringraziarli per il lavoro che hanno condiviso con me”.