Voci di dolore e sdegno, anche da Fossano, per l’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo

Papa Francesco: “È il momento della vergogna”; la fossanese Borsotto (Focsiv): “Trattati dall’Europa come scarto”

Profughi Migranti Naufragio
foto ANSA/SIR

“Vi confesso che sono molto addolorato per la tragedia che ancora una volta si è consumata nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Centotrenta migranti sono morti in mare. Sono persone, sono vite umane, che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato. Fratelli e sorelle, interroghiamoci tutti su questa ennesima tragedia. È il momento della vergogna”. Sono parole di Papa Francesco, pronunciate domenica scorsa dopo la recita del Regina Caeli.
Il riferimento è al naufragio che si è verificato il 22 aprile nel Mediterraneo, nel canale di Sicilia, in cui avrebbero perso la vita circa 130 persone, fra cui donne e bambini. “Preghiamo per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi - ha aggiunto il Papa -. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte”.

Dolore e sdegno sono stati espressi da numerosi esponenti della società civile, del volontariato, delle Organizzazioni non governative (Ong)... Tra questi Ivana Borsotto, fossanese, dal dicembre scorso presidente della Focsiv, federazione che raggruppa 87 organizzazioni non governative italiane di ispirazione cristiana attive nel campo della solidarietà con i paesi in via di sviluppo.
“Corpi alla deriva, corpi che avevano una storia, degli affetti e delle speranze e che in molti casi non avranno il privilegio di una tomba o, per i più fortunati, di un nome sulla propria ultima dimora - ha detto Borsotto -. Erano persone, non figli di un Dio minore, o semplici numeri da riportare sui documenti della burocrazia europea”. “Persone che l’Europa non riconosce, che non vuole o che rimanda nel girone infernale libico, con il quale stringe accordi economici per salvaguardare i propri pozzi petroliferi e quel benessere che poggia i propri piedi sulla pelle di uomini e donne – prosegue Borsotto -, che hanno avuto solo il destino di essere nati nel posto sbagliato della Terra. Sono loro che l’Europa tratta come scarto, un tributo dovuto per un sistema economico finanziario che consuma, ma non restituisce o ridistribuisce. Sono loro che pagano il prezzo più alto”.
La presidente Focsiv ricorda l’appello lanciato nei mesi scorsi insieme a tanti altri esponenti della società civile, ai rappresentanti europei e italiani affinché questa strage infinita potesse e possa essere fermata, “sollecitandoli ad assumersi la responsabilità politica delle migrazioni con il superamento dei Regolamenti di Dublino e la revisione di procedure meno burocratiche per l’accoglienza e l’integrazione”. E conclude: “Possiamo sperare che l’Europa possa tornare ad esprimere un sentimento di umanità verso questi uomini, donne e bambini? Non c’è più tempo”.

Urge il passaggio dall’indifferenza alla fraternità
Anche in ambito ecclesiale ci sono state significative prese di posizione. Oltre a quella (già citata) del Papa, ricordiamo Migrantes, la Comunità Sant’Egidio e numerosi vescovi, soprattutto al Sud.
Tra questi mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato per i migranti della Conferenza episcopale siciliana. “Fratelli tutti - afferma il vescovo -, non è un semplice sogno del Papa o di alcuni visionari. È l’unico futuro degno dell’umanità”. Dobbiamo sentirci “tutti coinvolti per la nostra parte nell’esodo necessario dall’indifferenza alla fraternità”, aggiunge mons. Stagliano, ricordando che “la Chiesa, per questo, pone segni, accogliendo i poveri del territorio e i migranti con reti di prossimità e presidi di legalità, e vuole essere segno di un’umanità fraterna”. “Le sue prese di posizione non sono dettate da ‘visioni politiche’, ma dall’urgenza del senso della giustizia del Vangelo. Tantomeno propongono ‘soluzioni tecniche’ alla politica, mentre non possono non fare appello alla coscienza di tutti, perché si resti umani e si consegni alle nuove generazioni un mondo bello e ospitale”.
“Aiutare vite in difficoltà, accresciute nei nostri territori dalla pandemia, e soccorrere vite in pericolo è un dovere a cui non si può venire meno, perché ogni persona, soprattutto se nel bisogno e in pericolo, è immagine di Dio”, ammonisce Staglianò, convinto che “aiutando e salvando i più deboli salviamo anche noi da un’indifferenza che anestetizza e insterilisce. È tempo di coraggio, di generosità, di visione lungimirante”.