“Troppi cinghiali, bisogna ripartire con gli abbattimenti mirati”

L’allarme di Coldiretti e Atc Cn1. Ormai si trovano anche in aperta campagna. E crescono esponenzialmente le segnalazioni di danni

Cinghiali

Coldiretti Cuneo l’ha definita “un’emergenza” e a fine aprile ha inviato una lettera a tutti i sindaci della provincia di Cuneo per chiedere loro di fare pressione sulla Regione affinché se ne faccia carico. L’allarme è legato alla proliferazione dei cinghiali e della fauna selvatica, con tutte le conseguenze che produce in termini di danni all’agricoltura, sicurezza (gli incidenti stradali) e trasmissione di malattie e di patogeni.

La questione riguarda tutti i territori del Piemonte e della Granda, anche quello del Fossanese “dove i cinghiali, in passato confinati soprattutto nelle aree boschive di Bene Vagienna, Salmour e Lequio Tanaro e delle rive di Stura - come ricorda il segretario di Zona Coldiretti Corrado Bertello -, ora hanno cominciato a farsi vedere in aperta campagna, a San Sebastiano, Murazzo, Genola, San Biagio di Centallo...”.

Le ragioni sono molteplici: gli addetti ai lavori citano la progressiva - e decennale - contrazione del numero di cacciatori, il blocco degli abbattimenti mirati al di fuori della stagione venatoria imposto dalle modifiche del 2018 alla legge regionale, il Covid che ha limitato le settimane di apertura della caccia, la neve abbondante caduta lo scorso inverno che ha ridotto ulteriormente il calendario della stagione venatoria. C’è anche chi punta il dito su pratiche un po’ troppo “allegre” messe in atto (in passato?) da alcune squadre di cacciatori, che avrebbero favorito ad arte la loro proliferazione. Fatto sta che avanti così non si può più andare. E su questo - più o meno - sono tutti d’accordo.

Per Giacomo Pellegrino, presidente dell’Atc Cn1 - ambito di gestione che comprende i Comuni di Fossano, Cuneo e Mondovì e si estende fino ai confini con la Langa e con le montagne - la prima soluzione da adottare, con urgenza, dovrebbe essere quella di “rendere nuovamente possibili le battute di controllo dei cinghiali, ora proibite dalla legge regionale: un compito che tocca alla politica”. La via breve - aggiunge - potrebbe essere quella delle ordinanze in deroga dei sindaci per motivi di emergenza, che hanno bisogno di autorizzazione della Prefettura. In ogni caso, ribadisce, “l’unica strada è quella del contenimento”, da effettuare con l’aiuto delle squadre di cacciatori. Perché - a prescindere da torti e ragioni accumulati nel tempo - “la proliferazione fuori controllo è un problema e dobbiamo risolverlo tutti insieme: agricoltori, cacciatori (molti nella duplice veste), ambientalisti ed enti locali”.

La soluzione degli abbattimenti mirati è caldeggiata anche da Coldiretti, a fianco della possibilità concessa dalla legge agli agricoltori in possesso dei requisiti (porto d’armi, partecipazione ad un corso...), o affiancati da un tutor, di difendere il proprio fondo, fermo restando l’obbligo di comunicare preventivamente alla Provincia e alle Forze dell’ordine i mappali e le ore di intervento. Un provvedimento “tampone” (la caccia al cinghiale è molto più efficace se svolta in squadre), ma che ha avuto un certo riscontro (“abbiamo più di 120 richieste per partecipare ai corsi” - afferma Bertello), a ulteriore testimonianza di quanto il problema sia sentito, specialmente dagli agricoltori, alcuni dei quali si sono ingegnati escogitando anche altri rimedi come i botti notturni, programmati con cannoni che sparano a salve per spaventare corvi e cinghiali (con lamentele dicittadini per il rumore). O le trappole con esca.

Sugli agricoltori, d’altra parte, pesano le conseguenze dei danni legati al passaggio dei cinghiali. Su di loro e sulle casse dell’Atc e della Regione, che sono tenute a corrispondere gli indennizzi (per il 90% con risorse regionali e per il restante 10% con quelle dell’Atc) pur non coprendo integralmente la perdita di reddito degli agricoltori. “Stiamo lavorando per smaltire gli arretrati - conclude in proposito Pellegrino -. Da quando ci siamo insediati abbiamo speso già 450 mila euro (45 mila in carico all’Atc) per recuperare gli anni 2016 e 2017 e stiamo predisponendo i calcoli per il biennio 2018-2019. Ma le segnalazioni danni stanno aumentando e si prospettano stagioni durissime. Anche per questo ci auguriamo che la Regione si muova in fretta per modificare le regole che non stanno funzionando”.

Ampio servizio su "la Fedeltà" di mercoledì 26 maggio