Una bella lezione

Tutti abbiamo negli occhi la scena dei giorni scorsi di Christian Eriksen che si accascia a terra durante la partita Danimarca-Finlandia agli Europei. Attimi concitati. Tutti, tifosi e non, allo stadio come a casa, con il fiato sospeso, mentre il cuore di un uomo si è fermato. C’è la tensione del momento, l’emozione e la partecipazione emotiva. E ci sono le immagini, in un mondo in cui tutto diventa video, anche la vita e la morte, e gli occhi elettronici sono ovunque, pronti a filmare. Certo c’è la privacy, ci sono, o ci dovrebbero essere, regole deontologiche per chi si occupa di informazione, ma nell’era dei social tutti diventiamo informatori, tutti reporter anche soltanto per un attimo. E quand’anche la regia “ufficiale” decida giustamente di non indugiare sulle immagini della persona che sta lottando per la vita, su quella stessa persona ci sono migliaia di altre fotocamere puntate, pronte ad andare on line. Ci sono però altre due immagini di quel tragico momento, che fortunatamente ha avuto un epilogo positivo, che ci piace ricordare. I giocatori della Danimarca che si mettono in cerchio attorno al compagno di squadra, rivolti agli spalti, a fare scudo, a proteggerlo. Perché il “diritto di cronaca” non tracimi nel voyerismo. E poi, quando il pericolo pare ormai scampato, il boato dello stadio, come per il più bel goal di sempre, e i cori alternati tra tifoserie opposte che gridano il nome e il cognome del giocatore. Dal calcio, che non sempre è esempio da imitare, questa volta arriva una bella lezione di umanità.