“I Croods 2 – Una nuova era” – “Marx può aspettare”

I croods 2

I CROODS 2 - UNA NUOVA ERA
di Kirk De Micco, Chris Sanders, Joel Crawford; animazione.
Uscita negli Usa a dicembre 2020 e subito campione di incassi (oltre che candidato ai Golden Globe 2021 come Miglior film di animazione), sbarca ora anche in Italia la nuova, coloratissima avventura dei Croods. Sequel del fortunato e divertente “I Croods” realizzato dalla DreamWorks Animation nell’ormai lontano 2013, “I Croods 2” inizia là dove si era concluso il primo episodio di quella che potrebbe diventare una (divertente) saga della famiglia cavernicola più scombiccherata di sempre. Capitanati dal ruvidissimo Grug i Croods avevano a suo tempo accolto l’adolescente Guy, sapiens orfano di entrambi i genitori, il quale con i suoi modi affabili aveva subito conquistato l’affetto della coetanea Hip, suscitando però il risentimento del padre Grug geloso delle attenzioni che la figlia riservava al nuovo arrivato. In questa nuova avventura i Croods, costretti a cercare un altro posto in cui vivere, si imbatteranno in una famiglia di umani, i Superior, che come recita il nome sono decisamente più evoluti dei cavernicoli Croods. Accolti come ospiti dai padroni di casa, non senza una certa spocchia, i Croods dovranno presto fare i conti con il fastidio che i Superior manifesteranno per le loro rozze maniere ed i Croods, a loro volta, vivranno con disagio l’affettato e consumistico “way of life “dei Superior. Saranno le componenti femminili delle famiglie (del resto a Hollywood di questi tempi spira un forte vento femminista e #Metoo) - le adolescenti Hip e Aurora, le madri Ugga e Speranza - a dare una svolta alla vicenda, reimpostando in modo nuovo i rapporti familiari tra Croods e Superior anche in ragione di una nuova, terribile minaccia che costringerà entrambe le famiglie a riconoscere ed apprezzare le reciproche diversità nella speranza di costruire un futuro comune.
Fiaba animata divertente e colorata, il film ha i suoi punti di forza nelle dinamicità della regia, nella spensierata gaiezza visiva del racconto e nella riuscita caratterizzazione d(e)i (alcuni) personaggi (su tutti la nonna Croods e l’impavida Hip); la nota dolente è rappresentata dall’eccesso di “bilanciamento politico” che finisce per ribaltare completamente i ruoli stereotipandoli al contrario, i maschi tutti tonti le femmine salvatrici della patria. Il pregiudizio rovesciato non è un pregiudizio risolto.

Marx puo aspettare
MARX PUÒ ASPETTARE
di Marco Bellocchio; con Marco, Piergiorgio, Letizia, Alberto.
Il 27 dicembre 1968 Camillo Bellocchio, fratello gemello del regista Marco, si tolse la vita all’età di 29 anni. Cinquant’anni dopo, nel dicembre 2016 Marco, Piergiorgio, Letizia, Alberto, Maria Luisa Bellocchio si riuniscono con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare alcuni compleanni e ritrovarsi in famiglia. Ma in realtà c’è qualcosa di più, Marco vuole fare un film sulla propria grande famiglia (non sarebbe la prima volta, Bellocchio in più di un’occasione - “Vacanze in val Trebbia”, “Sorelle” - aveva portato sullo schermo parenti e vicende familiari), anzi un film su un componente in particolare, su quel fratello gemello che tanti anni prima aveva preso congedo dalla vita, lasciando tutti, Marco per primo, senza parole. Cinquant’anni dopo Marco cercherà quelle parole che erano venute meno, cercherà insieme ai suoi fratelli e sorelle (quelli sopravvissuti degli 8 iniziali) di far rivivere la storia di Camillo. Avvincente come un giallo d’autore e intenso quanto una poesia di Neruda, “Marx può aspettare” è film che fa del privato un atto pubblico ma nel farlo ci racconta con delicatezza ma anche con durezza e, badate, le cose non sono assolutamente in contraddizione, il dramma della morte e le trame dei rapporti familiari, cosa possa significare la perdita per chi rimane e il senso di colpa di chi non ha (aveva) capito. Bellocchio percorre quella vicenda e quegli anni attraverso immagini d’epoca e super 8 di famiglia, sequenze di suoi film (in particolare “I pugni in tasca”, “Gli occhi, la bocca” e “L’ora di religione”) e foto di famiglia. Se il cinema è racconto ma anche testimonianza, se è indagine ma anche ipotesi, se il cinema è coraggio ma anche paura, se il cinema è domanda, dubbio, ricerca, “Marx può aspettare” è grande cinema. Da non perdere.