Brasile fra contraddizioni, disparità e ingiustizie sociali

Il racconto del missionario fossanese don Luigi Bruno, durante un incontro nella parrocchia del Salice

Luigi Bruno e Damiano Raspo
don Damiano Raspo e padre Luigi Bruno

“Tutto quello che lui ci dirà servirà anche per ciascuno di noi” ha detto il parroco del Salice, don Damiano Raspo, nell'introdurre il concelebrante don Luigi Bruno, ai fedeli presenti alla messa feriale mattutina di mercoledì 28 luglio. Missionario molto conosciuto, amato e sostenuto per la sua attività in Brasile, dai fedeli di Fossano di cui è originario, don Bruno vi è ritornato in questo periodo estivo come ospite della sorella. Sacerdote da 54 anni, di cui 52 spesi nella diocesi di Nova Iguacù, comune di Belford Roxo, nella periferia di Rio de Janeiro, la sua opera continua in una comunità di 80mila persone. Inserita, a sua volta, in un contesto sociale molto difficile, su cui si è focalizzata totalmente la sua attenzione, nella  chiacchierata con i presenti, al termine della messa.

Auspicando, innanzitutto, che si aprano strade nuove dopo la pandemia, e non esitando a dire che il “Brasile ha problemi enormi e drammatici”, visti soprattutto nella prospettiva di chi, come lui, svolge la missione nella cintura periferica di questa immensa metropoli, con oltre 11 milioni di abitanti. Divisi tra coloro che sono “ricchi, ricchissimi, capaci di comprarsi anche delle case nel centro di Parigi, pur non facendo niente, e una popolazione che invece fa la fame, che vive in baracche, per la strada. E che magari ha pure uno stipendio, ma non sufficiente”. “Economicamente il Brasile è un paese poverissimo perché stanno vendendo tutto. L'agricoltura è organizzata solo per l'estero; si fa la fame, ma si esportano soprattutto ricchezze”. In questa prospettiva rientra anche la distruzione dell'Amazzonia, “per produrre sempre di più, ma non per il consumo interno, quanto per vendere”.

Una situazione, dunque, già di per sé drammatica per milioni dei persone, a cui si è inoltre ultimamente aggiunta la pandemia, a causa della quale “sono morte 550mila persone”. Mentre la classe politica “è completamente indifferente ai problemi che hanno, oltre a disprezzarli” e a considerarli unicamente come mezzo di forza lavoro. Una classe politica che è stata votata con la grande speranza di trovare “qualcuno che risolvesse tutti i problemi. E questa è un altra triste caratteristica che abbiamo laggiù; la gente non ha coscienza del suo proprio valore. Vivono ancora con lo spirito della schiavitù; vi sono i padroni, quelli che pensano, quelli che sanno”, e ci sono coloro che conducono il lavoro, accettando la situazione così com'è. “Adagiandosi, abituandosi, accettando. Nella speranza che infine, alle elezioni, intervenga poi qualcuno” come vero e proprio salvatore della patria. “ Ma questo non è bello”, ha commentato. “Come cristiani abbiamo una responsabilità che ci viene dalla Bibbia. Di richiamare al fatto che tutti siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio”. Di richiamare, cioè, ai diritti fondamentali della persona umana, che dovrebbero essere (e sono) sempre gli stessi, in qualunque parte del mondo questa si trovi. E quindi l'attività dei missionari è proprio quella “di sperare che la gente un po' alla volta apra gli occhi”. Senza cedere alla tentazione (che, purtroppo, come ha spiegato lui, esiste), di farsi amico di questo o quel politico o uomo importante, anche solo per riuscire a costruire una bella chiesa. Per non parlare poi delle scuole “che in periferia sono a livello zero”, mentre nella grande città “trovi anche quelle di standard internazionale, europeo. E quindi l'ingiustizia inizia già dall'età dei bambini”. Pur non mancando anche i casi positivi di coloro che, aiutati, sono riusciti ad andare infine all'università e a sfondare nella vita.

Per questo ha ringraziato “tutti per gli aiuti materiali, generosi, ricevuti da Fossano attraverso la Caritas; sono solo una piccola goccia in mezzo ad un oceano di problemi. Però sono aiuti importantissimi, non perchè risolvono le situazioni, ma perchè la religione cattolica è stata l'unica, specialmente in questo ultimo periodo di pandemia, a dimostrare di saper essere presente a chi non ha niente da mangiare e viene a chiedere aiuto”. Mentre i poveri hanno comunque dimostrato tanta solidarietà tra di loro, nonostante le tante difficoltà sociali in cui vivono. Naturalmente, da sacerdote, ha invitato poi anche a “pregare, chiedendo a Dio, per tutti loro laggiù, la forza e il coraggio” e quindi la possibilità di lavorare per una vita dignitosa. Il Brasile, del resto, “è un paese fortemente religioso”, segnato, inoltre, dalla diffusione di tante sette protestanti che, come ha spiegato ancora don Bruno, promettono un futuro di benessere miracolistico a buon mercato. Salvo poi risultare illusorio. Mentre al contrario il lavoro dei missionari è quello di poter dare a tutti la possibilità di curarsi, mettendo a disposizione le medicine necessarie. Con la possibilità di riscattarsi, a partire già dal tempo presente in cui vivono. Circondandoli di gesti veri, concreti, che rivelino loro un affetto sincero, e che, solo, può incoraggiarli a cambiare. E a dimostrare gratitudine verso chi li aiuta a far emergere le potenzialità che hanno.