Capo dello Stato: “La vaccinazione è un dovere morale e civico”

Mattarella ha ricordato che “chi limita oggi la nostra libertà è il virus non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo”

La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso. Più si prolunga il tempo della sua ampia circolazione e più frequenti e pericolose possono essere le sue mutazioni. Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo”. È il monito lanciato ieri pomeriggio (28 luglio) nei giardini del Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia di consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione stampa parlamentare.
Il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità”, ha osservato il Capo dello Stato. “Per queste ragioni la vaccinazione è un dovere morale e civico”, la convinzione di Mattarella, che ha sottolineato che “nessuna collettività è in grado di sopportare un numero di contagi molto elevato, anche nel caso in cui gli effetti su molta parte dei colpiti non fossero letali. Senza attenzione e senso di responsabilità rischiamo una nuova paralisi della vita sociale ed economica; nuove, diffuse chiusure; ulteriori, pesanti conseguenze per le famiglie e per le imprese, che possono essere evitate con attenzione e senso di responsabilità”.
Oltre a ricordare che “la vaccinazione e gli interventi di rilancio economico continuano a essere gli indispensabili strumenti per assicurare sicurezza e serenità” dopo aver “consentito speranza e fiducia”, Mattarella ha precisato che “la libertà è condizione irrinunziabile ma chi limita oggi la nostra libertà è il virus non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo”. “Se la legge non dispone diversamente . Ha proseguito – si può dire: ‘In casa mia il vaccino non entra’. Ma questo non si può dire per ambienti comuni, non si può dire per gli spazi condivisi, dove le altre persone hanno il diritto che nessuno vi porti un alto pericolo di contagio; perché preferiscono dire: ‘In casa mia non entra il virus’”.

(fonte Sir)