Vivere è un mestiere

Applausi per il concerto della FFM dedicato a Cesare Pavese

Concerto FFM
Gli artisti sul palco di piazza Castello

È stato un bell’omaggio a Cesare Pavese quello che l’Italian Jazz Band, costola della Fondazione Fossano Musica, ha tributato all’uomo e scrittore di Langa trasferitosi ancora bambino a Torino e negli gli anni divenuto grande appassionato e conoscitore degli USA pur non avendoci mai messo piede.

La presentazione è toccata a Raffaella Buzzi che ha salutato il pubblico cedendo la parola a Gianpiero Brignone, direttore di FFM, “Tengo a sottolineare l’importanza della formazione in occasione dei vari campus musicali di FFM e al contempo l’esigenza di creare le giuste opportunità di esibizione dei partecipanti offrendo concerti di qualità”.

Con la speciale partecipazione di Pinuccio Bellone, che ha interpretato un Pavese pensoso e sovente ricurvo sulla sua scrivania intento a riempire pagine e pagine di scritti e poesie con la sua grafia ampia e rapida, su testi di Pierfrancesco Di Noia, musiche di Gianni Virone e la duttile voce, che al bisogno si è trasformata in strumento musicale, di Sonia Schiavone, la jazz band composta da otto elementi (Ruben Bellavia, Francesco Bertone, Alessandro Chiappetta, Fulvio Chiara, Sergio Chiricosta,  Fabio Gorlier, Roberto Regis e Gianni Virone) ha saputo regalare le atmosfere di quegli anni in cui il jazz spopolava anche in Italia. Il contributo alla diffusione di questo genere musicale lo si deve anche all’interesse di Pavese per la terra d’oltre oceano, che imparò a conoscere grazie al rapporto epistolare tenuto con un amico di là e grazie al quale la lingua americana divenne per lui seconda dopo quella madre.

“Viveva come un adolescente, mangiava poco e non dormiva e mentre scriveva intrecciava le ciocche di capelli tra le dita. Sovente era molto triste. Capitava  venisse a trovarci, ma stava in silenzio e talvolta se ne andava all’improvviso”. Così lo descrive Natalia Ginzburg, sua grande amica, in uno dei racconti tratto da “Le piccole virtù” letto da Sonia Schiavone.

E poi lui Bellone/Pavese con i suoi inseparabili occhiali, pipa, cappotto e sciarpa che  lo accompagnarono in ogni dove, a Torino come a Santo Stefano Belbo dove tornava appena possibile per fare visita a Pino Scaglione il falegname/clarinettista che abitava a mezza costa sul Salto, il Nuto de “La luna e i falò”.

Lui, Pavese, “scopritore di poesia, di libri e di scrittori” come si definì ne “Il mestiere di vivere”, diario dal 1935 al 1950 pubblicato postumo da Einaudi nel 1952, affascinato dal sogno americano al tempo degli studi universitari tanto da farci una tesi sul poeta Walt Whitman, interesse che proseguì alla casa editrice torinese nel ruolo di traduttore dei principali scrittori dell’epoca. E la passione per il jazz, a cui associò il ritmo della gente operosa e instancabile della sua terra che invece non lo capiva, e il memorabile primo concerto italiano di Louis Armstrong nel 1935 al teatro Chiarella nella capitale sabauda a cui Cesare partecipò. E ancora il difficile rapporto con le donne, e con la vita in generale, e l’esigenza di silenzio per difendersi da entrambe.

La professionalità e bravura degli strumentisti della FFM hanno fatto da giusto contro altare a una narrazione incalzante e partecipata.