Pellegrinaggio da Firenze a Romena con “le poche cose che contano”

Hanno partecipato 25 giovani (tra cui dieci provenienti dalla diocesi di Fossano)

Pellegrinaggio Giovani Firenze Romena

Da Firenze a Pratovecchio in provincia di Arezzo, nella cui località sorge la comunità di Romena fondata da don Gigi Verdi: un percorso e una meta che sono stati proposti dal coordinamento della Pastorale giovanile di Cuneo e Fossano, ai giovani dai 17 ai 30 anni, dal 5 al 14 agosto. Venticinque di loro (di cui dieci provenienti da Centallo, Villafalletto e Fossano) hanno risposto all'appello.

“Ci siamo posti la Fraternità di Romena come obiettivo perché è una comunità molto 'fresca'” ci ha detto don Carlo Occelli (don Ocio per gli amici) che li ha guidati passo per passo tra gli scenari montuosi e collinari di quelle zone, in un percorso di quasi 150 chilometri. “Conosco il suo fondatore e mi faceva piacere portare un gruppo di giovani in questa magnifica pieve medievale. A maggio ero già andato con un gruppo ristretto a perlustrare le tappe e i luoghi di ospitalità del viaggio. Ci siamo spostati a piedi; ognuno di noi con uno zaino di 7-8 chili, ripieno dell'essenziale (come l'immagine di Chiesa su cui ci siamo soffermati, un po' più povera e libera), mentre due coppie ci seguivano portandoci pranzo e cena. Dormivamo sui materassini per terra e al mattino sveglia alle 6,15 per iniziare un nuovo giorno”.

Partendo da un oratorio salesiano di Firenze, il cammino ha attraversato luoghi francescani, cistercensi e benedettini (come Rignano sull'Arno, Vallombrosa, Poppi, La Verna) alternando meditazioni, silenzi e condivisioni, su un testo scritto dallo stesso don Verdi e dal cantautore Simone Cristicchi, “Le poche cose che contano”.
“Abbiamo camminato parlato e pregato; sono le cose semplici che mi hanno colpito di più - ci ha detto Chiara Pautassi di Centallo -. È stato bellissimo perché siamo riusciti a condividere le nostre vite, anche se non ci conoscevamo tutti prima del viaggio. Togliere tutto ti aiuta a vedere come sei, per capire bene cosa conta davvero”.
Una volta arrivati a Romena si sono fermati due giorni per la condivisione finale con don Gigi e la Fraternità; li c'è una zona per le tende, con posti per incontrarsi, dentro e fuori, circondati dai prati. La cosa che ha colpito di più i giovani è stata la semplicità con cui il sacerdote toscano ha introdotto “i tanti temi di cui ha parlato (come famiglia, amicizia, relazioni). Oltre al luogo stesso, immerso in mezzo al nulla, semplice e naturale, che ricorda ciò che dovremmo essere”.

“Romena rivela poi quell'essenzialità che secondo me dovrebbe avere anche la Chiesa di oggi - ha aggiunto Jessica Gerlero di Fossano -. Abbiamo camminato insieme, mai da soli. E ho capito che ciò che vale davvero, anche in relazione a questo periodo di Covid, è stringersi, stare vicini. Ciò che non conta è tutto il resto, le varie paure o difficoltà”.
“Oltre all’essenzialità il cammino insegna a vivere la fraternità e ad approfondire la conoscenza reciproca - ha continuato don Ocio -. Per cui si è creato un ottimo gruppo tra i fossanesi e i cuneesi, dove non ha contato la provenienza diocesana, ma piuttosto la voglia di mettersi in gioco”.
“Una proposta del genere - secondo Chiara - sarebbe in grado di attirare le nuove generazioni, che non sono più le stesse di anni fa, e verso cui la Chiesa dovrebbe perciò cambiare. L'interesse ad approfondire, secondo me c'è in tutti, anche in chi si dice lontano. Nella condivisione abbiamo avuto la bella opportunità di parlare (e di essere ascoltati) su temi non affrontati nella vita di tutti i giorni, pur avendo opinioni diverse”.
“Queste proposte - ha concluso Jessica - ritengo siano una chiave vincente per i giovani, per cui si pensa sempre che si debba fare per loro qualcosa di eccezionale, che siano inarrivabili. In realtà basta la fatica, il vivere insieme, passo dopo passo. Per loro, me per prima, è fondamentale avere esempi di esperienze che lascino il segno nella semplicità, portandoci ad andare... un po' più in là e che, come ci ha detto don Gigi Verdi, abbiano a che fare con 'qualcosa di più alto'”.