“Un mondo senza confini”, week end di italiani e stranieri a Sant’Anna

alcuni partecipanti al week end di Sant'anna

“Vivere in un mondo più unito e da fratelli si può”. Lo hanno testimoniato i tre giorni a Sant'Anna di Vinadio vissuti fianco a fianco da quasi cento persone nate in Paesi diversi del mondo, ma oggi tutte presenti in Italia, in Piemonte (Torino e provincia, Cuneo, Fossano Alba e Bra) e Liguria (Genova, Pietra ligure)

L’iniziativa “Il mondo senza confini” che si è tenuta venerdì, sabato e domenica 27, 28 e 29 agosto ha consentito di realizzare un’inedita esperienza di integrazione e di formazione interculturale, resa possibile grazie ad un progetto, fortemente voluto da chi già opera nel volontariato, a cui ha dato forma l’Agenzia Infor Elea di Pinerolo, con il particolare impegno di di Giuseppe Vanella. Per sostenere questa ed altre iniziative simili, si ringrazia inoltre il sostegno della Fondazione Crc Cuneo.

Hanno partecipato giovani originari di Albania, Brasile, Camerun, Colombia, Costa d’Avorio, Equador, Gambia, Ghana, Guinea, Italia, Mali, Marocco, Niger, Nigeria, Pakistan, Rep. Domenicana, Romania, Somalia, Senegal, Venezuela.

Stefania Gallo ha salutato i partecipanti ricordando Alberto Michelotti e Carlo Grisolia, due giovani amici dei focolari, morti a breve distanza fra loro 40 anni fa, che in qualche modo ci hanno ispirato la voglia di provare a vivere questo esperimento di mondialità.

Venerdì sera, in una bellissima sala convegni appena inaugurata, Don Beppe Panero rettore del complesso che ha ospitato il week end, alla presenza di cattolici, musulmani e buddisti, ha illustrato con semplicità e con rispetto la storia e la devozione delle migliaia di pellegrini che ogni anno raggiungono i 2035 metri del santuario di sant’Anna.

Buona parte della giornata di sabato è stata dedicata alla bellissima gita del giro dei laghi. La camminata è stata oggetto di formazione per creare relazioni e conoscenze. Andrea Silvestro ha introdotto i presenti in quest’ambiente per tanti sconosciuto, con una breve relazione: “Vivere la montagna è scuola di vita, il silenzio, il condividere l’essenziale, la preparazione alla fatica, il rispetto dell’ambiente, il sentire più vicino a noi il rapporto con il creato, il confronto con i nostri limiti, il saper ricominciare dopo il raggiungimento dei traguardi”. Ha anche spiegato che la montagna inoltre porta in sé il ricordo di conflitti, è stato luogo di rifugio per i partigiani, speranza per tanti ancora oggi nell’attraversamento verso un futuro migliore.

La magia di fraternità con Giovanni Valpreda, in arte mago William, e Spirito Oderda, mago Arcobaleno, hanno rallegrato e intervallato i momenti formativi in aula.

La tradizione piemontese ed occitana ha trovato spazio grazie alla partecipazione del gruppo musicale e culturale guidato da Franca Farinetti di Monticello d’Alba: l’illustrazione degli strumenti musicali, i significati della danza popolare occitana, la storia, ha suscitato interesse e coinvolto i partecipanti anche con prove pratiche di tutti i partecipanti. Le dimostrazioni degli esperti ballerini ci hanno fatto muovere passi di danza collettivi.

Mohamed Ba, drammaturgo senegalese, ha svolto due momenti formativi di grande valore interculturale volti alla inclusione e alla riscoperta dei valori profondi che ci sono in culture lontane dalla nostra.

Nel primo momento, più movimentato e finalizzato alla partecipazione attiva, si è suonato e ballato. Il secondo, dopo cena, è partito dalla tradizione africana. Ba, con la sua collezione di maschere africane, attraverso i loro significati nascosti ha raccontato le storie di quel continente così affascinante, una terra dove la cultura veniva trasmessa principalmente con la parola, di generazione in generazione.

La provocazione di Ba (foto sotto), forte e coinvolgente, ha fatto rivivere il viaggio migratorio, ricordando le motivazioni di base che inducono a lasciare il proprio paese di origine. Ha invitato i presenti a non dimenticare mai le loro origini, i loro valori, soprattutto quando si trovano in un Paese che non è più il loro, ma che lo può diventare.

“La forza di un albero sta nelle radici, non nella chioma”. Il passaggio fondamentale e decisivo è ora quello di crescere in umanità e in conoscenza, per migliorare la propria posizione sociale e culturale.

Domenica mattina l’attenzione è stata rivolta alla bellezza delle differenze attraverso una tavola rotonda. Roger Davico, dell’associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf), attraverso l’illustrazione della Costituzione italiana, ha mostrato quali siano in essa i presupposti fondanti per i nostri diritti: il lavoro, la famiglia, l’istruzione, il potersi associare nel volontariato, nella politica e nel sindacato, il poter professare una religione diversa da quella del nostro Paese. Ci ha infine presentato il trailer di un docu-film, assai apprezzato dalla critica "Siamo qui da vent'anni", in cui si evidenziano i valori aggiunti che gli immigrati stanno dando alla nostra provincia: gli scalpellini cinesi di Barge e Bagnolo, i braccianti agricoli africani del saluzzese, i raccoglitori di uva macedoni nelle langhe, le badanti esteuropee, gli indiani addetti alla mungitura e cura delle mucche nelle nostre stalle.

Tra i partecipanti alla tavola rotonda anche docenti Maria Teresa Milano e Carlo Pertusati, che hanno dialogato sui valori universali che erano presenti già nei testi sacri antichi, in particolare nella Bibbia, e sugli sviluppi che ora portano le grandi religioni a un dialogo sempre più fraterno, anche grazie alla forte spinta che sta dando in questo senso Papa Francesco. “È importante essere disponibili a cambiare il nostro pensiero riguardo alle verità contenute nelle religioni, esse possono essere tutte buone e ispirate dall’unico Dio che tutti ugualmente cerchiamo” – si è detto.

Ivonne Torres dell’Equador e Suzy Gonzales, dominicana, hanno raccontato, nel clima di condivisione finale, come vivono la solidarietà e la fratellanza nella loro comunità sudamericana di Genova.

Cristina Crisci di Cuneo, appartenente alla religione buddista, ha condiviso la sua esperienza di crescita spirituale nella ricerca del rapporto fraterno e solidale con il prossimo.

Vivere insieme per il bene comune sembra tante volte una frase fatta; l’impressione è che questa volta ci sia sia avvicinati almeno un po’ al suo vero significato. È stato prezioso anche fare esperienza insieme fra movimenti cattolici, associazioni di ispirazione laica o di origine straniera. La costruzione e la condivisione del progetto ha visto in rete Azione Cattolica, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei focolari, Anolf della Cisl, Associazione islamica Assalam, Associazione A cuore aperto Albania, Associazione donne africane Nehanen e Sport Senza Barriere. Associazione India.

 

sant'anna vinadio - il gruppo di partecipanti

I partecipanti al week end ringraziano di cuore la struttura di Sant’Anna con tutto lo staff organizzativo, condotto dai volontari, in particolare Enzo Guarguagli, i coniugi Corsini Enzo ed Ileana, Franco Pellegrino e Piera della reception. Un grazie speciale alla cucina a Silvia, Riccardo e tutti i collaboratori.

Tutto fa pensare che l’iniziativa si ripeterà.