Andreoli: “Quel giorno è nata la società della paura”

Così lo psichiatra Vittorino Andreoli rievoca l’attentato alle Torri Gemelle che lascia in eredità “una raffigurazione dell’orrore e dell’inimmaginabile”. La convinzione: “Non si può pensare di vincere la paura facendo paura”. La risposta: “Capire che l’uomo è un essere fragile e che ha bisogno dell’altro"

New York, 11 Settembre 2001

“L’11 settembre del 2001 è nata la società della paura. La paura è epidemica e come un virus passa da uno all’altro e diventa panico”. Così Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore di fama internazionale, membro della New York Academy of Sciences, rievoca l’attentato, ordito da Al Qaeda, alle Torri Gemelle e ad altri obiettivi sensibili Usa, per quella che viene ricordata come la più grande strage di civili compiuta su suolo americano: oltre 3mila morti e 6mila feriti. Una data spartiacque della storia contemporanea destinata a cambiare il mondo.

Professore, cosa intende per “società della paura”?
Si tratta di una società tesa sempre ad immaginare che da un momento all’altro possa succedere qualcosa di drammatico per la vita del singolo e della comunità. La paura finisce per caratterizzare una società quando perde il suo significato biologico, naturale, che è un meccanismo di difesa poiché permette di prevedere un pericolo e quindi anche la possibilità di evitarlo. Ma c’è un momento in cui la paura non sa legarsi a qualcosa di specifico e dunque di prevedibile e che, per questo, diventa panico. La società è oramai entrata in una situazione in cui non è prevedibile ciò che può colpirci.

La paura è l’eredità che ci lascia l’11 settembre 2001?
L’attentato è la raffigurazione dell’orrore e dell’inimmaginabile. Credo che quella terribile giornata abbia mostrato come la paura non fosse più un meccanismo di difesa perché era impossibile difendersi da quella forza che scatenò il disastro. Tutto ciò ha creato in ciascuno di noi una specie di “fatalismo” che ci fa dire “non siamo più in grado difenderci”. Da qui comincia una serie di eventi dell’imprevisto, dell’assurdo, dell’orrore perché l’uomo diventa impotente davanti a tutto ciò. E così è cambiata la nostra esistenza, la nostra vita. Paradossalmente, le guerre non fanno parte di questo nuovo stile di fare paura. Le guerre, di cui tutti auspichiamo la fine, sono dichiarate, con eserciti in campo che attaccano e difendono. Con l’11 settembre abbiamo fatto esperienza che le vie attraverso cui potremmo essere attaccati come singoli, comunità, società e Paesi, sono assolutamente imprevedibili e possono capitare da un momento all’altro.

Vede delle analogie con quanto sta avvenendo con la pandemia da Covid-19?
Il virus, un’invisibile realtà, un oggetto biologico, colpisce tutto il mondo e ci costringe a restare in casa, che vuol dire “non potersi difendere”. La società della paura è oggi ulteriormente spaventata poiché sa che tra un minuto ci può essere la fine, lo sconvolgimento, il dolore inaspettato... continua a leggere

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(fonte Sir)