Inalpi, il caseificio che promuove la tutela dell’ambiente tra gli allevatori della filiera

"Buone pratiche" in vista della Settimana sociale dei cattolici italiani

lo stabilimento inalpi di moretta

In vista della Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre e che quest’anno è dedicata alle questioni ambientali, la Fedeltà sta pubblicando una serie di interviste raccolte dalla Pastorale sociale e del lavoro a imprenditori, agricoltori, cooperatori, montanari, amministratori pubblici che hanno messo in atto "buone pratiche" in questo campo. Questa settimana presenta l’esperienza dell’azienda Inalpi di Moretta.

Il caseificio Inalpi di Moretta è il primo caseificio in Piemonte – e in Italia - ad aver aderito ad una filiera del latte: dal 2010 la gran parte del latte trasformata all’interno dello stabilimento è latte di filiera, che proviene cioè da stalle con le quali si è costruito un rapporto di collaborazione funzionale a entrambi: l’allevatore ha la garanzia del ritiro della materia prima e del prezzo e il trasformatore ha la garanzia di un prodotto che risponde ai requisiti necessari al processo produttivo. Nell’ambito di questa collaborazione rientrano anche una serie di impegni sul piano ambientale e sociale. Inalpi infatti sostiene i 17 obiettivi previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu che prevede, tra l’altro, di proteggere il pianeta con iniziative sostenibili che rispettino l’ambiente.

"Il 78% delle stalle dei nostri fornitori ora utilizzano energia rinnovabile - spiega il presidente Inalpi Ambrogio Invernizzi -; tra i parametri considerati per il pagamento qualità abbiamo introdotto il rispetto dei diritti dei lavoratori (non pagare in nero i mungitori, rispettare i contratti nazionali); c’è una forte attenzione alla sostenibilità ambientale; come filiera dobbiamo lavorare per un’economia sostenibile: questo è il miglior investimento che possiamo fare per le future generazioni".

"Tutto questo è stato possibile - prosegue Invernizzi - perché oltre ad aver stabilito un prezzo trasparente (il prezzo indicizzato, calcolato sulla base dei costi delle materie prime e del mercato - ndr) abbiamo stabilito una serie di premialità che non hanno a che fare solo con la qualità del latte ma con la gestione dell’azienda, le condizioni di lavoro, il benessere animale, la salubrità della stalla, le modalità di coltivazione, la conservazione delle materie prime, ecc… Su questi parametri l’allevatore si gioca 5 centesimi".

L'intervista completa su La Fedeltà di mercoledì 29 settembre