Diego Colombari, l’oro di Tokyo

L’handbiker di San Rocco di Bernezzo si è raccontato a la Fedeltà

Diego Colombari

Dopo la grande gioia, i festeggiamenti che non sembrano avere fine. “Scusa se ho tardato a risponderti, ma sono giorni davvero intensi. Il risvolto complesso di un oro paralimpico”. Inizia con una risata la chiacchierata con Diego Colombari, l’handbiker di San Rocco di Bernezzo che lo scorso 2 settembre ha regalato alla provincia di Cuneo una delle sue più grandi gioie sportive di sempre, centrando la medaglia d’oro nella prova in staffetta ai Giochi Paralimpici di Tokyo, insieme a Paolo Cecchetto e Luca Mazzone. A quasi un mese da quel trionfo, però, per Diego le celebrazioni non sono ancora finite. Dal “day after” nipponico, infatti, quasi ogni giorno il classe 1982 è chiamato quotidianamente a raccontare il suo successo, tra cene di gala e premiazioni. Una delle ultime, però, ha avuto un peso specifico maggiore: Diego è stato ospite, insieme a tutti gli altri medagliati olimpici e paralimpici italiani, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio Mario Draghi, per la cerimonia di consegna del Tricolore. Una due giorni intensa, ma ricca di emozioni.

Diego Colombari
La fossanese Valentina Rivoira con Diego Colombari e famiglia

Diego, raccontaci un po’ il tuo viaggio romano…
“Davvero emozionante. Non posso che essere onorato di questo riconoscimento, che vale un po’ meno della medaglia, in quanto meno sudato, ma ha comunque un valore immenso. Diciamo che sono stati, però, due giorni intensi, di grandi spostamenti e poche ore di sonno…”.
Una delle tante “fatiche” di queste settimane?
“Non lo nego, ma non posso neanche lamentarmi (ride, ndr). Diciamo che se fossi un uomo facilmente condizionabile, potrei anche montarmi la testa con tutte queste attenzioni. Fortunatamente, però, la mia razionalità mi aiuta a viverle con serenità e a godermele fino in fondo. Sono entrato in una cerchia ristretta di vincitori olimpici, ma so bene che la mia vita non è cambiata”.
A quasi un mese di distanza, che effetto fa ripensare a quel successo?
È tutto ancora più bello. Anzi, posso dire che a rivedere le immagini ora, fa ancora più impressione. È stata una gioia immensa, che solo con le settimane si definisce per bene nella mia testa”.
Tra chi ti ha “coccolato”, in questi giorni, è stata anche la P.a.s.s.o Cuneo, la tua società, che ti ha festeggiato nella cornice del Giardino dei tigli, a Cussanio…
“Con la P.a.s.s.o. ho esordito nel 2010 e con questa maglia ho capito che l’handbike sarebbe stata la mia vita, tanto da scegliere di abbandonare il lavoro. A loro devo tanto e questa festa è stato il modo migliore per vivere insieme questo successo di tutti”.
Sempre nel Fossanese, poco più di cinque anni fa, arrivò una delle tue prime grandi vittorie, nel Memorial Serena di quell’anno. Ricordi?
“Eccome! Per me il Memorial è un po’ come la gara di casa, per cui ci tengo sempre a prendervi parte, sia per rivedere molti amici, sia perché so di avere un tifo importante ad accompagnarmi. Quell’anno fu bellissimo: ero ancora giovane, già reduce da qualche bel successo, ma si trattava comunque dell’inizio di un percorso. Negli anni successivi, ho avuto un po’ di sfortuna con qualche guasto di troppo che mi ha impedito di aumentare il mio numero di vittorie fossanesi, ma non è finita qui…
A proposito di futuro: e ora?
“Ora non mi resta che provare a ripetermi. Ho già messo nel mirino Parigi 2024, ma prima ci sarà da confermarsi ad alti livelli. Come squadra, dovremo provare a vincere ancora in Coppa del Mondo, mentre individualmente dovrò provare a raggiungere qualche podio iridato, perché so bene che senza i piazzamenti non si può arrivare alle Paralimpiadi”.
c.c.

Il servizio su la Fedeltà di mercoledì 29 settembre 2021