Perché i prezzi dei carburanti sono “folli”

Un insieme di fattori ha causato l'impennata, e la Politica non interviene a difesa dei consumatori: la volontà è puntare sull'elettrico

Per buona parte degli automobilisti in viaggio, l’occhio cade lì: è una tentazione a cui non si resiste più. No, non stiamo parlando del gigantesco cartello pubblicitario dove campeggia un modello o una modella di incomparabile bellezza che distrae il guidatore, tanto da costringere i sistemi di sicurezza del veicolo ad intervenire per evitare un tamponamento, come accade in un noto spot televisivo che si vedeva fino a non molto tempo fa. Parliamo dei distributori di carburanti, più precisamente dei totem e degli altri spazi dove vengono indicati i prezzi di benzina e gasolio, o anche di gpl e metano. Prezzi che sono saliti vertiginosamente e che continueranno a salire: ormai si ammette che la “verde” potrebbe raggiungere la cifra spaventosa di 4 euro al litro.

Le ragioni degli aumenti
Perché succede? L’Italia sta vivendo una crisi energetica: lo vediamo (lo vedremo) nelle bollette di luce e gas, lo vediamo (continueremo a vederlo) quando facciamo il “pieno” all’auto.
Se dedichiamo la nostra attenzione ai carburanti possiamo rintracciare quattro ragioni per l’impennata dei prezzi, secondo quanto ha spiegato il direttore della Rivista Energia, Alberto Clò, intervistato da “la Repubblica”. Sono la ripresa della domanda e in parte dell’attività dopo la fase più acuta della pandemia di Coronavirus, il governo dell’offerta da parte dei Paesi che hanno aderito all’Opec insieme con il crollo degli investimenti, la crisi energetica cinese che ha costretto il Governo ad acquistare carbone metano e petrolio “a qualsiasi prezzo”, una crescita “rallentata” dell’offerta unita ad un crescente prelievo delle scorte.

Effetti diretti e indiretti
L’aumento dei prezzi del carburante ovviamente non si fa sentire soltanto quando si va al distributore.
C’è un effetto indiretto di notevole portata, che si registra nell’aumento dei prezzi dei prodotti su un piano generale: questo perché trasportare le materie prime e gli stessi prodotti finiti costa di più. In parallelo, proprio perché spostarsi comporta una spesa crescente, molti potrebbero rinunciare alle gite fuori porta, a danno del settore turistico che ha già sofferto molto a causa della pandemia.

Perché la politica non interviene
Abbiamo citato, parlando di crisi energetica, gli aumenti che riguardano, sempre in questi mesi, le bollette di luce e gas. In questo caso, il Governo è intervenuto, cercando di limitare l’impennata, almeno per le fasce deboli della popolazione. Palazzo Chigi farà altrettanto per i carburanti? La riposta rischia di essere negativa.
Il motivo di questo apparente disinteresse è piuttosto chiaro. L’Europa vuole la conversione all’«elettrico»: che senso ha preoccuparsi di benzina, gasolio, gpl e metano quando la morte dei motori endotermici - perfino di quelli inseriti in un sistema ibrido - è già decisa? Così anche in Italia una sorta di risposta per gli automobilisti furiosi per i prezzi dei carburanti è l’Ecobonus per l’acquisto di veicoli “alla spina”.
Ma si tratta di una risposta che possiamo giudicare persuasiva, per quanto si debba riconoscere l’importanza di una svolta “green” nella mobilità? Sembra improbabile che all’improvviso tutti gli italiani possano convertirsi all’«elettrico», né è difficile prevedere il caos in cui, se davvero questa improvvisa conversione avvenisse, sprofonderebbe un Paese - l’Italia - che al momento non ha le infrastrutture di cui necessiterebbe per “sfamare” un parco di Bev tanto ampio. Ancora, ci si può chiedere se non sia eccessivo l’accanimento verso i propulsori endotermici, soprattutto considerando che quelli di ultima generazione, anche grazie all’adozione dei sistemi ibridi, hanno un impatto sull’ambiente decisamente mitigato a confronto con il passato. E soprattutto, in un’ottica squisitamente concreta e immanente, si fatica a comprendere come possa la Politica chiudere gli occhi sull’impatto che il continuo aumento dei prezzi del carburante ha sulle famiglie: quelle più povere, che non possono comprarsi un’«elettrica» e nemmeno un “Euro 6”, rischiano di non avere i soldi neppure per fare il pieno alla loro vecchia auto - lo risolveremo così il problema delle emissioni nocive?