“The French Dispatch” – “Un anno con Salinger”

The French dispatch

THE FRENCH DISPATCH
di Wes Anderson; con Benicio Del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet.

Scritto, diretto e prodotto da Wes Anderson “The French Dispatch” è una caleidoscopica dichiarazione d’amore per la carta stampata e al contempo un vero e proprio delirio per gli occhi, uno spettacolo visivo senza uguali, celebrazione della fondamentale differenza tra il vedere e l’osservare, ma... singolare sin dal suo abbrivio, il film ruota intorno alla figura di Arthur Howitzer Jr. (Bill Murray), figlio del fondatore e proprietario del quotidiano statunitense “The Evening Sun” di Liberty (Kansas) che anni prima aveva convinto il padre a finanziare un supplemento domenicale per trasferire poi la redazione della rivista in Francia; così l’inserto domenicale “Picnic” si era trasformato in “The French Dispatch” divenendo con il tempo un vero successo globale con oltre 500.000 abbonati nel mondo, merito soprattutto di Horowitzer Jr. che aveva saputo raccogliere intorno a sé i migliori giornalisti del tempo. Diviso in capitoli, o meglio, in sezioni come la rivista, (Costume, Arte, Cronaca, ecc.), il film prende avvio dalla morte del direttore con i redattori riuniti per scrivere il suo necrologio. La figura del capo e mentore scatena una messe di ricordi e situazioni che sono il corpo e la sostanza di quattro articoli/storie: un diario di viaggio nei quartieri più malfamati della città da parte del Cronista in bicicletta (Owen Wilson); la storia di un pittore pazzo (o forse no) rinchiuso in carcere (Benicio Del Toro), della sua guardiana e musa (Léa Seydoux) nonché del mercante d’arte che vorrebbe le sue opere (Adrien Brody); il racconto di un amore contrastato nato sulle barricate delle rivolte studentesche del ’68 e infine una contorta storia di rapimenti e cucina (con all’interno un magnifico inserto di cinema d’animazione). Visivamente sublime nel suo alternarsi di bianco/nero e colore, preciso e dettagliato nella sua messa in scena dove ogni inquadratura (prevalentemente realizzate in prospettiva centrale) è nei fatti un dipinto, “The French Dispatch” è un magnifico esercizio di stile dove purtroppo però Anderson ha finito per smarrirsi; le storie/capitoli sono tra loro troppo staccate con i personaggi (un cast all star che è impossibile citare nella sua completezza) che si sovrappongono tra loro senza lasciar traccia in una sorta di bulimia narrativa che toglie vigore alla bellezza visiva del racconto. Una forma, stupenda, che sopravanza il contenuto e trasforma, ahnoi, la narrazione in esercizio di leziosa perizia formale. 

un anno con Salinger
UN ANNO CON SALINGER
di Philippe Falardeau; con Margaret Qualley, Sigourney Weaver, Douglas Booth, Seána Kerslake, Colm Feore. 

Siamo a New York, primi Anni ’90. Joanna è una giovane di belle speranze che abbandonati gli studi di specializzazione universitaria sogna di fare la scrittrice. Il sogno in sé è magnifico, ma Joanna (Margaret Qualley) deve anche fare i conti con la quotidianità e così trova lavoro in un’agenzia letteraria, un buon posto pensa la ragazza per guadagnarsi uno stipendio e intanto entrare in contatto con il mondo letterario. L’agenzia poi è di quelle prestigiose, la direttrice Margaret (Sigourney Weaver) in quel momento ha tra i suoi autori niente di meno che J.D. Salinger, l’autore del celebre “Il giovane Holden” che da anni ha deciso di sottrarsi alla visibilità del pubblico trasformando, paradossalmente, la sua assenza in un ulteriore acceleratore di notorietà che nel corso del tempo non dà segni di diminuzione. E così Joanna viene incaricata da Margaret di rispondere alle migliaia di fan che continuano a scrivere lettere di ammirazione al creatore di Holden Caulfield; ma la ragazza leggendo, giorno dopo giorno, le bellissime e appassionate lettere degli ammiratori si rende conto che tanto amore e tanta passione meritano qualcosa di più che le formali e standardizzate risposte dell’agenzia e senza quasi accorgersene inizia a personalizzare le lettere con frasi ed espressioni ora spiritose, ora romantiche o commoventi e così facendo, attraverso la figura e l’immagine del grande scrittore Joanna riuscirà a trovare la propria strada di scrittrice. Liberamente tratto dall’omonimo (ed autobiografico) romanzo di Joanna Rakoff, il film di Philippe Falardeau è un delicato e coinvolgente canto d’amore per la letteratura che il regista cuce con grazia intorno alle figure opposte e pur complementari dell’acuta ma innocente Joanna e della pragmatica ma sensibile Margaret, una storia che scorre lieve ma che sa colpire in profondità spingendo lo spettatore a chiedersi cosa siano davvero le cose che contano nella vita e quanta caparbietà e umiltà siano necessarie per coronare i sogni.