“The Truffle Hunters” – “Zlatan”

The Truffle Hunters
The Truffle Hunters

THE TRUFFLE HUNTERS
di Michael Dweck, Gregory Kershaw; documentario, con Piero Botto, Sergio Cauda, Maria Cicciù, Aurelio Conterno, Enrico Crippa.

Presentatato al “Sundance film festival” e premiato sia ai National Board of Directors che ai Directors Guild of America, “The Truffle Hunters” è un godibilissimo e divertente documentario dedicato al mondo dei “trifulao”. Scritto e diretto da Michael Dweck e Gregory Kershaw, due registi che dopo aver trascorso con le loro famiglie una vacanza nel basso Piemonte si sono innamorati di questi ambienti e di queste atmosfere, il film racconta uno scorcio di vita di un piccolo gruppo di cercatori di tartufi. Prelibato e ricercatissimo, il tartufo bianco è un fungo ipogeo che dai boschi delle Langhe e del Monferrato è ormai approdato come ospite d’onore sulle tavole dei migliori ristoranti del mondo, ma a dispetto di ciò la ricerca del prezioso tartufo è ancora ammantata di mistero e, in qualche modo, di magia. Costruiti come veri e propri tableaux vivant i ritratti dei cercatori di tartufi - Carlo, Egidio, Sergio, Angelo, Gianfranco …- e dei loro magnifici cani  si intrecciano in un racconto corale di stupenda delicatezza che narra le vite, i paesaggi, le nebbie e le notti di questi singolari e poetici cercatori. 
Uno stupendo affresco naturalistico e umano da non perdere. 

Zlatan
ZLATAN
di Jens Sjögren; con Granit Rushiti, Dominic Andersson Bajraktati, Cedomir Glisovic, Merima Dizdarevic, Emmanuele Aita. 

Liberamente tratto dall’autobiografia “Io, Ibra” (edita in Italia da Rizzoli), scritta dallo stesso  Ibrahimovic con David Lagercrantz (che ha realizzato anche la sceneggiatura insieme a Jakob Beckman), il film di Jens Sjörgen ci racconta la vita del campione prima che egli diventi un campione. Figlio di immigrati jugoslavi che presto si separano, Zlatan vive a Rosengard, un sobborgo di Malmoe, e l’unica valvola di sfogo ad un’esistenza sin dagli inizi piuttosto complicata sembra essere il calcio. Dalle squadre giovanili del Malmö FF, dai campetti spelacchiati su su fino alle prime esperienze di professionismo quella di Zlatan Ibrahimovic è la storia di un bambino, di un ragazzo e poi di un uomo che ha dovuto lottare, letteralmente, su ogni pallone per arrivare ad essere ciò che è e dove il pallone ha costituito più che mai la metafora di una vita. 
Film coraggioso e per nulla autoassolutorio, “Zlatan” mostra senza infingimenti le asperità e i lati difficili del personaggio ed è certamente questo il maggior pregio di un’operazione che certo non si discosta dai binari consueti del racconto biografico ma che tuttavia correva il rischio di puntare eccessivamente sul (indubbio) talento del calciatore che, ricordiamolo, ha giocato e gioca nei più prestigiosi club europei, (Ajax, Juventus, Inter, Milan, Barcellona…) per costruire una narrazione forzatamente agiografica e celebrativa, mentre al contrario il film punta dritto a raccontare le vittorie ma anche le sconfitte e le zone d’ombra di un uomo, di un personaggio e  di uno sportivo che non ha mai dimenticato da dove arrivava e ha sempre saputo dove voleva arrivare.