Il ministero pastorale del prete e le sfide del contesto odierno

Ne ha discusso l’Assemblea sinodale nella 4ª sessione di lavori

Riba Don Marco
don Marco Riba, sacerdote della diocesi di Cuneo

L’Assemblea sinodale ha archiviato la quarta sessione dei lavori, dedicata alla figura del prete. Ormai collaudata la formula: la prima sera (26 novembre) online sul canale Youtube del Sinodo con la presentazione delle proposizioni, la seconda (3 dicembre) in presenza nei locali della chiesa di Sant’Antonio Abate a Fossano.

“Dalle proposizioni emerge l’importanza della presenza del prete nel cammino personale specialmente quello fatto in gioventù - si legge nella sintesi curata dalla segreteria del Sinodo -, ma si rimarca anche la necessità che il prete abbia una maggiore preparazione culturale e capacità relazionale nello svolgere il suo ministero per il contesto odierno. Pesano indubbiamente sulla figura del prete gli scandali conosciuti e amplificati dai media, il cattivo esempio dato da alcuni preti sul fronte della povertà, e anche per un esercizio autoritario del ministero”. “Preoccupa l’età media sempre più elevata e soprattutto la mancanza di vocazioni nei giovani - si sottolinea nella sintesi -. La questione del ridimensionamento del carico pastorale di ciascun presbitero implica la necessità che i laici assumano responsabilità nella conduzione di comunità e che la diocesi istituisca dei ministeri laicali e curi una precisa normativa per le responsabilità pastorali di questi. In ultimo i preti non siano soli, ma curino una consuetudine alla comunione presbiterale, alle relazioni fraterne con tutti, e non venga meno la cura della propria spiritualità”.

La serata in presenza a Fossano ha registrato un intenso dibattito, con 27 interventi. “Questione dibattuta è stata la necessità di ridimensionare il carico pastorale di ciascun sacerdote che ha troppe incombenze, a cominciare ad esempio dalla catechesi, dove persone qualificate con studi all’Issr potrebbero farsi carico di tale servizio, e nell’economia, dove con indicazioni e configurazioni giuridiche adatte, persone più competenti potrebbero sgravare il presbitero da queste occupazioni.

Su questa linea diversi interventi hanno richiamato la questione dell’unità pastorale, precisando meglio con linee guida la collaborazione tra comunità, anche per non essere un peso ulteriore nel servizio del parroco. La figura dei diaconi in questo ed altri contesti dovrebbe essere rivalutata e ricompresa in senso non semplicemente subalterno al prete”. 

È emersa anche l’indicazione che “i presbiteri, nel limite del possibile, vivano insieme, ma che i laici stessi nelle comunità diventino famiglie per i preti e che questi ultimi varchino di più la soglia delle loro case”.

“Infine, è emersa la questione del celibato dei preti: è ancora utile oggi, positivo e vantaggioso? La domanda esigerebbe una risposta che, come tale, non compete in senso assoluto a questa assemblea. L’assemblea sinodale però ha voluto porre la questione, del resto già emersa nella consultazione”.

Alla segreteria del Sinodo spetta ora rielaborare quanto emerso per proporre una ri-scrittura delle proposizioni discusse. Il 21 gennaio, in occasione della quinta sessione, che sarà dedicata al tema del “ruolo dei laici nella Chiesa”, la nuova formulazione verrà sottoposta a votazione. Appuntamento, quindi, al 14 e 21 gennaio con la quinta sessione di lavori (online in diretta da Cuneo e in presenza a Fossano) dell’Assemblea sinodale.