Sostegno all’editoria, Italia agli ultimi posti tra i paesi europei

Studio DIE sul sostegno pubblico in UE. L’Italia investe a favore dell’editoria risorse dirette per oltre 88 milioni di euro e un valore pro capite di 1,49 euro

CDM Dipartimento Informazione Editoria

L’informazione è un bene primario per la democrazia, un bene che deve essere difeso, tutelato, sostenuto e aiutato a crescere. Non è la prima volta che Giuseppe Moles, Sottosegretario all’Editoria sottolinea con chiarezza l’importanza di una buona e corretta informazione. Questa volta lo ha rimarcato in occasione della presentazione a Roma di “un importante” dossier realizzato dal Dipartimento per l’Editoria (DIE) guidato da Ferruccio Sepe su “Il sostegno all’editoria nei principali Paesi d’Europa”. Uno studio approfondito, primo nel suo genere in Italia, che ha messo a confronto attraverso il reperimento di dati certi (sono state anche coinvolte le Ambasciate e il ministero degli Esteri) quanto e come investono i Paesi in Europa (Danimarca, Norvegia, Regno Unito, Svezia, Francia Finlandia, Germania, Austria e Italia) per il sostegno all’editoria. Nel raffronto tra valore del Pil, quello delle risorse dirette a sostegno dell’editoria, risorse dirette comprese le misure emergenziali Covid 19 e le risorse pro-capite emerge che l’Italia si colloca nella fascia medio-bassa della classifica (le risorse dirette impiegate a favore dell’editoria sono oltre 88 milioni di euro, con un valore pro capite di 1,49 euro), contraddicendo con numeri chiari e reali quanto viene falsamente proclamato da alcuni che il nostro Paese è quello che spende di più a sostegno dell’editoria.

“Il punto di partenza è la tutela del pluralismo - afferma Moles -. Si è ritenuto utile fornire uno strumento con un raffronto con la situazione negli altri Stati europei per dare dati certi e inequivocabili alla discussione. Si tratta di un ulteriore step nell’ambito di un percorso per la soluzione di una serie di problematiche, come fatto sul copyright e sull’Inpgi”.
Inoltre, in merito ai modelli di sostegno e alle varie misure adottate, Moles evidenziato che “la lettura dei dati non ci ha fatto nascere nuovi stimoli, molte delle azioni intraprese sono già state attuate o messe in cantiere in Italia”. Ma per essere più incisivi nell’attuale contesto ancora segnato dall’emergenza il Sottosegretario ha anticipato che partiranno a breve dei tavoli informali di confronto con tutti gli “stakeholders” interessati, per elaborare insieme un processo e possibili nuovi interventi di sostegno e rilancio del comparto.

Apprezzamento su questo dossier è stato espresso dai presidenti di “Alleanza delle cooperative italiane”, settore cultura ed editoria, della “Federazione italiana liberi editori” e della “Federazione italiana settimanali cattolici”. Un dossier che, come ha sottolineato Sepe, “sfata una volta per tutte la fake news circolata insistentemente negli ultimi dieci anni secondo cui l’Italia sarebbe l’unico Paese a sostenere l’editoria con i soldi pubblici”, mentre i dati “mettono in luce come l’Italia investa ancora troppo poco in questo settore vitale per la democrazia, e con i suoi 88 milioni di euro l’anno si colloca al penultimo posto dei Paesi europei”.
Le tre associazioni inoltre auspicano che “si proceda ora rapidamente ad abolire la norma voluta dal primo Governo Conte che prevede l’azzeramento dei contributi all’editoria a partire dal 2023”.

Chiara Genisio