“Il ritratto del Duca” – “Cyrano”

Il ritratto del Duca

IL RITRATTO DEL DUCA
di Roger Michell; con Jim Broadbent, Helen Mirren, Fionn Whitehead, Matthew Goode, Aimee Kelly. 
Il film si apre in “media res” con il sessantenne Kempton Bunton imputato in un’aula di tribunale, l’accusa è di aver sottratto alla National Gallery di Londra il prezioso ritratto del duca di Wellington di Francisco Goya. Per restituire il dipinto Bunton, il Robin Hood di Newcastle, aveva inoltrato una singolare richiesta al governo: impegnare la somma di 140.000 sterline (siamo nel 1961) pari al costo del quadro, in politiche di difesa dei cittadini più deboli, in particolare garantendo a reduci di guerra e pensionati il diritto al canone televisivo gratuito, un suo vecchio cavallo di battaglia. Ma chi è Kempton Bunton? Un famoso ed esperto criminale come inizialmente ipotizzato dalla polizia? Niente affatto, l’attempato, ironico e simpaticissimo signore è un paladino delle cause perse, un cittadino dallo spiccato senso civico sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli e con l’innata predisposizione a mettersi nei guai. 
Presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia 2020 ed ora finalmente sugli schermi, “Il ritratto del Duca” è un’esilarante commedia in grado di regalare in parti uguali sorrisi e riflessioni. Scritta dall’affiatata coppia Richard Bean e Clive Coleman e ultima regia di Roger Michell (il regista è scomparso nel settembre 2021), la pellicola ruota intorno al duo Jim Broadbent ed Helen Mirren, a dir poco stupendi. Lui sognatore, polemico, paladino dei deboli e debole egli stesso; lei, moglie e madre arcigna, gran lavoratrice, intristita da una vita che le ha preso molto, a cominciare da una figlia in giovane età. Il furto del quadro rimane sullo sfondo, ciò che cattura della vicenda è il prima/durante/dopo il furto, il continuo, incessante, e comicissimo, battibecco tra moglie e marito in una Gran Bretagna Anni ’60. Da vedere.

Cyrano
CYRANO
di Joe Wright; con Peter Dinklage, Haley Bennett, Kelvin Harrison Jr., Ben Mendelsohn, Monica Dolan. 
Probabilmente Edmond Rostand non avrebbe mai immaginato che il suo “Cyrano” avrebbe goduto di così tanta fortuna. Rappresentato in teatro da oltre un secolo, portato al cinema in almeno 5/6 versioni diverse, la storia dell’uomo dalla grande vena poetica ma dall’aspetto fisico non altrettanto vincente che si innamora di Roxanne e per amore impresta le sue parole al rivale è probabilmente uno dei triangoli amorosi più famosi di sempre. Questa volta però il regista Joe Wright fa fare alla storia un doppio salto carpiato perché non è più il naso di Cyrano ad essere la parte ingombrante del proprio aspetto, ma la brevità del corpo, brevità nel suo significato più diretto e letterale, perché Cyrano è alto un metro e trenta centimetri. 
Adattamento per il grande schermo del musical scritto e diretto a teatro da Erica Schmidt (che nel film compare anche come sceneggiatrice), il “Cyrano” di  Joe Wright trova in Peter Dinklage un interprete d’eccezione in grado di dare grande credibilità e spessore al personaggio ed anche Kelvin Harrison Jr. nei panni di un inedito Christian di colore dà alla storia un tocco di interessante novità (ma, ahinoi, anche una nota un po’ ruffiana di “politically correct”). Parabola sulla potenza dell’amore e della parola, “Cyrano” ci pone non soltanto la domanda “quanto l’abito faccia il monaco” (tanto, non facciamo gli ipocriti…), ma è anche uno splendido apologo sulla diversità e sulla nostra poca (o tanta) capacità di comprendere gli altri ed essere compresi. Le canzoni, che dovrebbero essere il perno del film, sono forse la parte meno avvincente di un melò in grado di conquistare anche i cuori più ruvidi.