Macio e Bea, dopo la pizza c’è il mare

L'anno sabbatico in Catalunia della famiglia Favole

Volevano il mare, lo spagnolo, l’Europa, le scuole. Ma soprattutto volevano un anno per loro e per la famiglia. L’anno sabbatico, che molti fanno durante gli studi, i Favole lo hanno fatto ora che sono in cinque. Massimo, Beatrice, Dorotea, Olivia e Clara Favole dal giugno scorso si trovano a Torredembarra, paese di circa 15mila anime a 5 metri sul livello del mare, che si vede dal balcone della loro nuova casa. È la prima cosa che mi fanno vedere quando li video-chiamo: “Guarda, lì c’è il mare. Sì, a Fossano vediamo il Monviso, bellissimo. Ma qui c’è il mare”.
Macio e Bea, come li chiamano tutti, lo scorso giugno hanno venduto la pizzeria dopo 10 anni di attività. E hanno sentito il bisogno di “staccare, cambiare qualcosa dando anche alle nostre figlie la possibilità di confrontarsi con una realtà diversa. Di toglierci dalla zona di comfort e routine. La nostra è stata una scelta molto ragionata, non siamo partiti da un giorno all’altro. Abbiamo optato per la Spagna perché 10 anni fa, quando eravamo ancora solo una coppia, siamo stati un anno in Andalusia e quindi con la lingua eravamo già abbastanza pronti”. I Favole volevano un posto facilmente raggiungibile, dove ci fosse una buona offerta di scuole, dove la mentalità non fosse poi così diversa da quella del nord Italia e dove eventualmente poter garantire un futuro a Dorotea, Olivia e Clara. “Siamo partiti con l’idea di stare un anno soltanto, ma vediamo come vanno le cose” - dicono. La scelta della loro nuova casa è ricaduta sulla provincia di Tarragona, adiacente a Barcellona ma economicamente più accessibile; una vacanza di tre settimane passata a “visitare tutti i paesini della zona ci ha chiarito le idee”.
Le bambine, che hanno tra i 3 e i 7 anni, hanno accolto bene la proposta di mamma e papà e ora “parlano spagnolo e catalano molto meglio di noi, sono perfettamente integrate e non c’è stato neanche un giorno in cui abbiano fatto capricci per andare a scuola - dicono -. Il fatto che siano così piccole probabilmente è stato un vantaggio. Dorotea che frequenta la seconda elementare era forse più intimorita perché temeva di non capire lezioni e compiti. Invece è andata benissimo da subito, merito anche delle insegnanti e dei compagni che l’hanno coinvolta dal primo giorno”. Dalla Materna fino alle Medie gli studenti vanno tutti nello stesso edificio e ad accoglierli c’è una musica allegra a tutto volume: “Lo troviamo un bel modo per dare la sveglia e la carica per affrontare la giornata. Le lezioni qui sono dalle 8,30 alle 12 e poi dalle 15 alle 16,30. In mezzo possono stare a scuola o tornare a casa. La didattica è molto diversa da quella italiana, meno teorica e più pratica. Non lavorano su quaderno, ma su tantissime schede e soprattutto i compiti a casa sono davvero pochi perché considerano le vacanze e i weekend un tempo per la famiglia. Anche i centri commerciali, ad esempio, la domenica sono chiusi”.
Beatrice fa la mamma a tempo pieno, mentre Massimo continua un lavoro che già aveva avviato in Italia con una società per cui “faccio corsi su gestione pizzeria, marketing, gestione fiscale etc con una serie di partner per offrire esperienze e servizi a 360° per il mondo delle pizzerie. Ogni tanto torno in Italia, ma con Internet non cambia nulla che io sia in Piemonte o a Torredembarra. A Fossano continuiamo ad avere il bed and breakfast grazie all’aiuto di una persona che se ne occupa”.
Della città degli Acaja mancano “gli affetti che però sentiamo quotidianamente. Anche le bimbe non hanno mai chiesto di tornare in Italia: gli ultimi anni con il Covid hanno parlato spesso con le amichette attraverso il telefonino e ora lo fanno da qui”. La situazione Covid è vissuta molto “più serenamente di quanto non ci dicono venga fatto in Italia. Soprattutto nelle scuole: solo a dicembre che i casi erano aumentati in caso di soggetto positivo la classe rimaneva a casa per 5 giorni. Ora invece non devi nemmeno più comunicare di essere positivo”.
Un anno sabbatico di famiglia i Favole lo consigliano a tutti. A chi non si è mai mosso da casa e ha la convinzione che in Italia non c’è nulla che va bene e all’estero è tutto bello (“la burocrazia qui è snervante come quella italiana, ma l’essere in Europa rende le cose un po’ più semplici”); a tutti quelli che amano i viaggi e che possono optare per l’aspettativa o proporre un lungo periodo di smartworking che - come il Covid ci ha insegnato - è possibile. Lo consigliano a tutte le “persone che hanno voglia di mettersi in gioco. Pensare all’anno sabbatico anziché al trasferimento definitivo rende la scelta molto più leggera dal punto di vista mentale”. In molti negli ultimi mesi hanno chiesto ai Favole informazioni sulla loro scelta e per questo Massimo ha aperto un canale Youtube in cui dà indicazioni pratiche e racconta la loro storia.
Fino (almeno) a fine giugno la storia dei Favole continuerà a parlare catalano.