Mariano ci porta dal Monviso al Piave

Nel suo ultimo libro, il poeta - erede di Gozzano e Pavese - narra una vicenda ambientata nella Grande guerra

Annina riceve le lettere di Domenico, detto “Minòt”. Davanti agli occhi di entrambi, ci sono delle montagne: davanti agli occhi di Annina, il Monviso; davanti a quelli di Domenico, “i monti sopra il Piave”. Il giovane è infatti un soldato arruolato nella Prima guerra mondiale. Dal fronte non tornerà più; le sue lettere, però, continuano inaspettatamente ad essere recapitate ad Annina, che nella sua vita non vorrà conoscere altro uomo.

Si apre così il nuovo libro - ricco di storie - del poeta Beppe Mariano, dal titolo “La guerra di Annina e i camminanti”. Una scelta metrica molto felice - a versi dal taglio nettamente prosaico se ne alternano altri cadenzati, come ritornelli - accompagna il lettore fra i luoghi e i temi più cari all’autore. C’è, innanzitutto, la montagna, che è quella delle valli cuneesi ed è quella del Piave. E al “fiume sacro” si lega il ricordo della Grande guerra, a cui sembra seguire un altro scenario di distruzione - quello del mondo travolto dal cambiamento climatico.

Come sempre, Mariano fa incontrare con straordinaria abilità cultura “alta” e pragmatismo, voli del pensiero ed esigenze materiali. Così il povero “Minòt” in trincea, osservando i vermicelli “compagni/ di ventura”, vorrebbe “essere come loro, innocenti nella/ propria vita naturale”, finché, per la fame, è costretto a cibarsi di quegli stessi animali: “aveva/ dimenticato un motto contadino/ «El grand a mangia ‘l cit»”, ci fa notare il poeta.

“«La guerra di Annina e i camminanti» - scrive nella prefazione il noto italianista Stefano Verdino - ci conferma i caratteri di fondo della poesia di Mariano, poeta e narratore con un passo di ampia orchestrazione, oggi non molto frequentata, ma presente in una vena piemontese di poesia non lirica, attratta dal racconto, come ben sappiamo da Gozzano a Pavese”. E questo “passo di ampia orchestrazione” conduce a “un libro sorprendente, che ci trasporta in una pluralità di immagini, suggestioni e riflessioni, con un andamento a soprassalto tra realtà e fantasia, tra indignazione e pietà”.

Il “passo” di Mariano è sempre il passo di chi cammina in montagna. E la montagna è sia una metafora di ascesi e purezza, sia una minaccia di pietre instabili e precipizi. “Sarà la Terra ad andar via da noi”, scrive il poeta: se fino a non molto tempo fa questa Terra stanca degli uomini era innanzitutto la Terra che subisce il cambiamento climatico, oggi il pensiero corre inevitabilmente anche alla guerra, che si combatte nella stessa Europa.

Unica notizia positiva da questo scenario è che il mondo ascolta ancora i poeti, almeno in una certa misura. Edito nella collana internazionale “Il gabbiere” della abruzzese Di Felice Edizioni, “La guerra di Annina e i camminanti” è stato infatti recensito sulle riviste “Fermenti”,  “La lettura”, “L’Osservatore” e “ParolaPoesia”, oltre che sui quotidiani Avvenire, Corriere della Sera e La Stampa; l’opera sarà inoltre presentata al Salone del libro sempre di Torino. Sulla copertina del libro si può ammirare la riproduzione d’un quadro di Matteo Olivero, “Il Po a Calcinere” del 1932.