Truffe agli anziani, scatta la confisca dei beni

Conclusa l'indagine della Polizia cuneese a carico di un 30enne e dei suoi complici: il giovane aveva case e auto, pur risultando privo di reddito

La Questura di Cuneo

Due auto, due immobili, due conti correnti, un conto di deposito, due carte prepagate, un Rolex, monili in oro e denaro. Sono i beni già sequestrati e ora confiscati al 30enne cuneese M.B. e al suo nucleo familiare, tutti di etnia sinti, al termine dell’operazione “Maverik”, condotta dalla divisione Polizia anticrimine della Questura della Granda. Il giovane è ritenuto responsabile di furti e truffe compiute a danno di anziani.

Gli agenti, per fare luce sui reati commessi dal 30enne insieme con alcuni complici, hanno dovuto misurarsi con vari stratagemmi di cui i responsabili si servivano per colpire. Oltre a targhe contraffatte, gli accusati si servivano di walkie-talkie, più “sicuri” dei cellulari; nelle loro comunicazioni, prevalentemente in dialetto, impiegavano inoltre nomi e nomignoli, per nascondere la loro reale identità, e parole che creavano ad hoc per descrivere la loro attività criminale, di difficile interpretazione per chi fosse estraneo al gruppo. Divise simile a quelle delle Forze dell’ordine erano uno strumento ulteriore con cui si carpiva la fiducia delle vittime.

Nel 2020, la Procura di Asti aveva già adottato una misura cautelare nei confronti di M.B. e dei suoi complici, a cui erano stati attribuiti 4 furti in abitazione, un tentato furto, riciclaggio e detenzione di armi: per questi reati, commessi a Rimini, Magliano Alfieri, Cesena e Forlì a partire dal 2018, l’accusa era di “associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio, in particolar modo ai danni di anziani”.  Sempre a carico di M.B. e dei suoi complici, il Gip del Tribunale di Asti ha emesso, nel febbraio dello scorso anno, una seconda ordinanza cautelare per 3 furti in abitazioni, compiuti lungo il 2020 nei territori di Rimini, Fermo e Bertinoro. Ora, insieme con la confisca dei beni, per M.B. è scattata la misura di “sorveglianza speciale”: il 30enne, la cui attività criminale è cominciata quando lui era minorenne, è infatti ritenuto pericoloso da un punto di vista sociale. A fronte di tutto ciò che possedeva, il giovane risultava privo di reddito.