Tra il 25 e il 1°

Nel giro di pochi giorni, due feste importanti che non possono essere annacquate dalla routine, pena il rischio dell’oblio. Lo scorso 25 aprile la Liberazione e tra pochi giorni la festa dei Lavoratori. Due appuntamenti che non sono vicini soltanto nel calendario. Riguardano entrambi la libertà e la dignità delle donne e degli uomini. Degli esseri umani. La guerra dietro l’angolo e le immagini che ogni giorno ci arrivano dal fronte ci interpellano, non possono lasciarci indifferenti. E non dovrebbero lasciarci indifferenti, mentre spesso lo fanno, tutti gli altri conflitti attualmente in corso su questo nostro martoriato pianeta. E allora festeggiare la Liberazione deve essere occasione per riconoscere il valore della libertà e non darla per scontata, mai. Lavorare, impegnarsi, giocarsi ogni giorno per mantenerla, per costruirla, alimentarla e difenderla. La libertà non è un dato di fatto, purtroppo.
Non è conquistata o riconquistata, una volta per tutte, ma è frutto di un impegno continuo. E poi c’è il lavoro che è elemento essenziale per la dignità delle persone. Se il lavoro diventa ricatto, sfruttamento, prevaricazione, nulla ha a che fare con la libertà. Lavoro come fonte di sostentamento, è la cosa principale ovviamente, per gli individui, per le famiglie. Ma anche lavoro come luogo in cui la persona può esprimere se stessa realizzarsi. Sono troppe le ore di lavoro quotidiano per poterlo ritenere semplicemente una parentesi faticosa nella vita delle persone. Deve essere di più, e nello stesso tempo non può sovrastare tutto il resto. E poi c’è chi il lavoro non ce l’ha, lo ha perso. E qui un altro capitolo che interpella chi ha ruolo nelle politiche del lavoro, per fare in modo che anche il lavoro, come la ricchezza, non sia per pochi, ma sia una possibilità per tutti. Anche e soprattutto per chi è più in difficoltà. Se libertà e lavoro non sono alla portata di tutti, abbiamo ben poco da festeggiare.