Lo sguardo rivolto al Sole per capire meglio la Terra

Intervista all’astrofisico dell’Inaf Silvio Giordano, trinitese

L'astrofisico Silvio Giordano

Il Sole, dopo un periodo di attività al minimo, si è risvegliato. Sono in corso tempeste geomagnetiche e spettacolari aurore. È questa la materia su cui si concentrano la ricerca e gli studi del trinitese Silvio Giordano laureato in Astrofisica, con una tesi di Fisica delle particelle, è ricercatore astrofisico dell’Inaf, Istituto nazionale di astrofisica dell’Osservatorio nazionale di Torino. Una vita tra stelle e comete ma con i piedi ben saldi sulla Terra.
“Studio il Sole perché il Sole innanzitutto è interessante: è la stella più vicina a noi che vediamo con un dettaglio inimmaginabile rispetto a qualunque altro astro nel cielo. Perché è spettacolare cercare di spiegare i meccanismi che regolano il suo funzionamento, un mondo affascinante in continua evoluzione”.
Oltre al fascino di studiare una meravigliosa stella, quali ricadute ha la tua ricerca?
Ci sono due grandi ricadute: una è la previsione delle tempeste solari che stanno diventando sempre più importanti perché ci sono un sacco di satelliti in orbita che possono venire danneggiati; l’altra, importantissima, è che studiando il Sole su lunghi periodi si possa arrivare a modelli di previsione del clima. Una delle cose che stiamo facendo è studiare le tempeste solari, vorremmo arrivare a poterle prevedere. Questo è un settore che si sta sviluppando da un po’ di anni in tutto il mondo.
Ci spieghi cosa sono le tempeste solari e quali ricadute hanno sulla Terra?
La nostra stella ha un ciclo di 11 anni. Due anni fa l’attività era quasi nulla, senza macchie solari, ora sta aumentando e si prevede che continuerà fino al 2024.
Il 17 aprile c’è stato un evento particolare. Una regione attiva, una regione che sta sopra una macchia solare molto grande è esplosa, non è riuscita a contenere la materia e l’energia che all’interno del Sole continuava ad accumularsi e ha rilasciato una enorme quantità di energia e materia. Si è trattato di una esplosione di classe “x”, quella più energetica, associata al momento massimo del ciclo solare.
Non necessariamente questi eventi avvengono in direzione della Terra, ma possono causare disturbi geomagnetici alle telecomunicazioni e rappresentare un particolare problema per tutto ciò che è in orbita come i satelliti.

Perché la voce degli scienziati sia sentita va divulgata maggiormente. Sei stato intervistato da Leonardo su Rai3, e da poco l’Osservatorio di Torino ha aperto anche un sito di divulgazione. Ce ne parli?
Il nostro Osservatorio astronomico di Torino ha creato un sito web di divulgazione accessibile a tutti sugli studi di emissioni solari e tempeste con il monitoraggio e l’attività aggiornata della stella. L’obiettivo di “Swelto” - questo il nome del sito - è far vedere il Sole in tempo reale con dati che noi poi utilizziamo. In questo periodo di piena attività solare seguendoci si vedranno molte belle immagini spettacolari di esplosioni.
Il nostro sito, per quanto di nicchia e seguito ancora da poche persone, ha destato l’interesse dell’Istituto nazionale di astrofisica che ci ha contattato per farlo rientrare nell’ambito del progetto “Sorvegliati spaziali” rivolto a un pubblico molto ampio. I sorvegliati sono comete, asteroidi, rifiuti spaziali, la meteorologia spaziale, le meteore... tutto quello che potrebbe colpire la Terra.
Dal mese di aprile abbiamo anche un notiziario mensile su YouTube: “Che Sole che fa” realizzato in modo artigianale in Osservatorio. Perché questo? Per far sapere in cosa consiste la nostra ricerca. Cose belle e interessanti che serviranno anche per la sicurezza dei satelliti, delle comunicazioni e della salute degli astronauti in orbita. E poi la comprensione del Sole è fondamentale per l’ambiente.

Intervista completa su la Fedeltà di mercoledì 4 maggio