Segheria Chiapella, 3 generazioni dal 1947

“Dal 1947 una tradizione che continua”. È quanto si legge sul sito internet della Segheria Chiapella, azienda fossanese che, non a caso, è stata premiata dalla Confartigianato per la “fedeltà associativa”. Non solo una tradizione, ma anche una storia da raccontare dal nostro punto di vista, nell’ambito dell’attenzione che in queste settimane  il nostro giornale sta dedicando appunto alle “storie artigiane”.

In quel 1947, mentre l’Italia provava a rinascere dopo la guerra, l’avventura imprenditoriale dei Chiapella cominciò grazie ad Antonio,  classe 1908. Ed è - la sua - una di quelle vicende che si possono assumere come simbolo di un’epoca: Antonio, infatti, allestì per il lavoro che si preparava a svolgere il portico di casa, mentre i macchinari furono acquistati di seconda mano e per le consegne fu impiegato un camion che, dopo aver a sua volta servito durante il conflitto, si preparava ad una nuova vita, da “civile”. Vennero poi, per l’Italia, anni migliori, di intensa crescita economica: Antonio non solo riuscì a restituire i prestiti che aveva richiesto per avviare la sua attività (un “vero” cuneese accetterebbe forse di vivere con i debiti?), ma inaugurò anche una nuova sede e comprò nuovi macchinari,  diventando intanto titolare unico con l’acquisizione della quota societaria del fratello. Purtroppo, complici le privazioni patite durante la prigionia nel periodo bellico, Antonio morì precocemente.

Il timore dell’azienda passò al figlio Giuseppe, all’epoca trentenne, che ricorda: “Ero entrato in azienda con i classici «cartoni corti», iniziando con la proverbiale «gavetta» e mi trovai improvvisamente ad assumere, assieme al mio fratello più giovane Guido, la piena responsabilità di un’azienda che aveva nel frattempo consolidato la sua presenza in buona parte del territorio della provincia Granda, con una clientela in costante aumento: un’azienda della cui gestione operativa non mi ero mai occupato, in quanto le mie mansioni erano state ben altre e ben lontano dagli uffici”. Giuseppe dovette affrontare nuove sfide, dall’acquisizione di boschi in zone spesso disagiate al commercio di legname con la Francia e l’Austria. Furono anche gli anni in cui amici e conoscenti cominciarono a chiamarlo “Pino”: “Uno dei miei figli, che ha fatto il liceo classico, mi parlò di un detto latino che ho finito per imparare a memoria, «nomen omen», «un nome, un destino»: che mestiere avrebbe potuto fare un uomo che buona parte del Cuneese conosceva come «Pino»?”, scherza lui.

Nella segheria - dove è possibile acquistare legna da ardere e legname da costruzione, oltre a numerose strutture sempre in legno e stufe e caldaie - oggi lavora la terza generazione. Che in questi mesi deve misurarsi, tra l’altro, con la scarsità di pellet. Un problema - ci spiegano dall’azienda - che è dovuto all’embargo alla Russia (da questo Paese giungono legname e pellet) e alla riduzione dell’attività di molte aziende causata dalla pandemia di Coronavirus (il pellet nasce dagli scarti) e che è particolarmente grave in Italia, perché “siamo consumatori, ma non produttori”. “Vogliamo essere autonomi per i prodotti che proponiamo: trasformiamo cioè la pianta nel prodotto finito - spiegano da Chiapella -. Così per far fronte al problema della scarsità di pellet, valutiamo di costruire un impianto di produzione”.