Maltempo, da grandinate e trombe d’aria danni incalcolabili all’agricoltura

L’analisi della Coldiretti e di Greenaccord

Temporale Fulmine
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“Alberi abbattuti, serre divelte dal vento, campi sott’acqua per i nubifragi, le grandinate e le trombe d’aria che hanno colpito a macchia di leopardo le regioni del Centro Nord nei giorni scorsi hanno provocato danni incalcolabili all’agricoltura”. È quanto emerge dal primo bilancio della violenta ondata di maltempo effettuato dalla Coldiretti che chiede di verificare le condizioni per lo stato di calamità nelle zone agricole colpite dal maltempo che ha danneggiato duramente i raccolti. “A soffrire del violento cambiamento meteo – sottolinea la Coldiretti – sono state principalmente le coltivazioni di stagione in un momento in cui è in corso la vendemmia e la raccolta di frutta e verdura estive ed in autunno inizierà quella delle olive”.
Anche in provincia di Cuneo si sono registrate forti precipitazioni, giovedì sera 20 agosto in meno di un’ora sono caduti 80mm di pioggia (in particolare nel Saluzzese).

+1.300% di eventi estremi
La pioggia, ricorda la Coldiretti, “era attesa per combattere la siccità nelle campagne ma per essere di sollievo deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa, mentre i forti temporali, soprattutto se accompagnati da grandine aumentano i danni. La grandine, infatti, è l’evento climatico più grave nelle campagne per i danni irreversibili che ha provocato ai raccolti, visto che in una manciata di minuti è in grado di distruggere il lavoro di un anno intero”.
Quella del 2022 è la peggior estate del decennio con un drammatico aumento del +1.300% fra bufere di vento, bombe d’acqua, grandinate e trombe d’aria con un impressionante impatto dei cambiamenti climatici che fra siccità e maltempo hanno già provocato vittime e oltre 6 miliardi di euro di danni all’agricoltura, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’European severe weather database (Eswd).

Nubifragi e trombe d’aria l’altra faccia della medaglia della siccità
Gli “importanti nubifragi” di questi giorni “sono un’anticipazione di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, in autunno e inverno, perché questi eventi estremi – di questo si tratta – sono l’altra faccia del problema della siccità, che ha attraversato l’Italia in queste ultime settimane, anche con forti sbalzi di temperature tra Nord e Sud. Noi stiamo andando incontro, da un lato, alla tropicalizzazione delle temperature medie nell’Italia meridionale, con processi sempre più evidenti di siccità, desertificazione e aridità, con tutto ciò che ne consegue in termini di perdita di produzioni agricole; dall’altro lato, al Nord ci saranno sempre più queste forti precipitazioni o trombe d’aria come ci sono state in Toscana, altrettanto violente”. Lo dice, in un’intervista al Sir, Giuseppe Milano, segretario generale di Greenaccord onlus.

Prepararsi a un crescendo di situazioni critiche estreme
“Con una battuta – aggiunge Milano –, possiamo dire che l’estate 2022 non sarà solo la più calda che abbiamo conosciuto finora, almeno a partire dal 2003, ma forse è la più fresca dei prossimi decenni, proprio perché ci possiamo solo aspettare un peggioramento rispetto all’aumento progressivo delle temperature. Anche il Centro di ricerca dell’Agenzia europea dell’Ambiente a proposito dell’aridità e della siccità dice che quello che è iniziato potrebbe essere il periodo più siccitoso degli ultimi 500 anni. Purtroppo, dobbiamo prepararci a un crescendo di situazioni critiche estreme. E, se alla mancata prevenzione si aggiunge che non ci sono misure a livello nazionale e regionale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, è chiaro che questi effetti non possono che peggiorare nei loro impatti. Chiaramente è tutto collegato”.

Ci vuole una legge nazionale per l’adattamento al cambiamento climatico
Il segretario generale di Greenaccord conclude con un auspicio: “Il prossimo Governo si impegni su questo fronte, come suggerito dagli scienziati nelle ultime settimane in diversi appelli, dotando l’Italia di una legge nazionale per l’adattamento al cambiamento climatico, che ancora non c’è, e magari aggiornando, dal 2017, il Piano nazionale energia e clima. Questi provvedimenti a livello nazionale obbligherebbero o, almeno, condizionerebbero moltissimo le Regioni ad adeguarsi a una disciplina nazionale che dovrebbe seguire le indicazioni dell’Unione europea di ridurre le emissioni progressivamente tra il 2030 e il 2050 – gli obiettivi noti della decarbonizzazione e di incremento delle energie rinnovabili –, mentre adesso ogni Regione va per i fatti propri”.