Primo giorno

Si parte, si riparte. Verbo usato e a volte abusato in questo post pandemia. Ma quando la partenza è quella della scuola, il senso del ricominciare o partire per un viaggio ha il sapore e il peso specifico di un rito di quelli che ti segnano profondamente, che ti cambiano (o ti possono cambiare) la vita. Guardando a quanti tra pochi giorni torneranno in classe, un pensiero va ai più piccoli, a coloro per i quali tutto è nuovo, con tutta la carica di stupore, di attesa e magari anche un po’ di preoccupazione. Sensazioni e momenti preziosi da gustare e vivere fino in fondo. Pensare che per i più piccoli gran parte della loro esistenza finora sia stata segnata dalla pandemia, dalle chiusure, dal distanziamento fisico, dai sorrisi mutilati da una mascherina, mette un po’ i brividi. È stato limitante, anche se è stato necessario. C’è da partire, dunque, ma anche forse da recuperare. Per i più piccoli e per tutti gli studenti di ogni età. E c’è da recuperare pure la centralità della scuola. Investire sulla scuola, sulle strutture, sugli insegnanti.
Alessandro D’Avenia, in un bell’intervento dello scorso anno sul Corriere della Sera, parlando di primo giorno di scuola e rivolgendosi ai colleghi insegnanti, scriveva “Raccontate ‘la cosa’ che amate di più, anche se non è in programma, spiegate perché vi ha cambiato e le avete dedicato tanti sforzi, riceverete ‘le domande’, che sono il punto di incontro tra ciò che loro non hanno mai visto (quello che insegniamo) e ciò che noi non abbiamo mai visto (il loro futuro)”.
Occorre quindi stimolare la curiosità, la voglia di sapere, quello che lui definisce “dolore buono”, la consapevolezza di una mancanza e quindi il desiderio di una vita più profonda che è alla base del “domandare”. E poi la bellezza. Lavorare sulla bellezza, bellezza del sapere, del condividere. Di vivere. Bellezza che aiuta a riconoscere ciò che bellezza non è, la bruttura. Ed impegnarsi per un mondo migliore. Ognuno secondo le proprie inclinazioni e i propri talenti. “Se non trovate bellezza a scuola – dice D’Avenia, questa volta rivolgendosi agli studenti - siete per metà spacciati, perché passerete la metà delle vostre ore di veglia dietro a banchi e libri, e saranno ore sprecate, buttate via nell’età vostra fatta per sperare oltre ogni speranza…”.
Buon primo giorno di scuola, dunque. Che sia il primo di tanti giorni fatti di domande, di curiosità e bellezza.