Caro energia, una crisi che fa male. Parlano le aziende del territorio

Crescono gli allarmi delle Associazioni di categoria. Alcune testimonianze dalle aziende del Fossanese

Bollette

I settori più colpiti sono quelli di vetro, ceramica, cemento, carta, metallurgia, chimica, tessile, gomma e plastica e alimentare. Ma ovunque si posi lo sguardo, la crisi energetica sta facendo male. Se non direttamente (per il costo in bolletta), per le ricadute che ha sulle filiere produttive e sui consumi. È una condizione che vale per ogni tipo di attività produttiva - artigianato, agricoltura, commercio. E anche per gli Enti pubblici, che dovranno preoccuparsi, quest’inverno, di scaldare le scuole e gli uffici e che lo dovranno fare - obtorto collo - attingendo le risorse dall’avanzo di amministrazione (ovvero i risparmi per le opere pubbliche). Numerosi e sempre più frequenti gli allarmi che arrivano dalle Associazioni di categoria. Snocciolano i numeri - in miliardi di euro - e le percentuali dei costi in più che le imprese hanno dovuto e devono sostenere parlano all’unisono di situazione al limite, chiedono interventi immediati e altrettanto rapide riforme strutturali “per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare un’ecatombe di imprese e una crisi senza precedenti”.

In ordine sparso - in attesa dell’approvazione del nuovo “decreto aiuti” da parte dell’Esecutivo Draghi - queste sono le principali richieste: l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, la proroga del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore, un tetto europeo al prezzo del gas (il “price cap” di cui tanto si discute, senza finora venirne a capo), il recupero del gettito calcolato sugli extraprofitti. E poi, ancora, rivolti al Governo che verrà, investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la riforma della tassazione sull’energia, che oggi pesa per il 51% della bolletta.

Non tutto si potrà fare. Qualcosa necessariamente sì. In gioco c’è la tenuta del sistema Italia, di cui forniamo una piccola testimonianza, senza pretese di esaustività, dopo aver sentito aziende e attività del Fossanese, piccole e grandi, a cui abbiamo chiesto come stanno vivendo questo momento e quali sono le conseguenze che stanno pagando.

Ampio servizio su "la Fedeltà" di mercoledì 14 settembre