Nuova vita al Monastero di San Biagio con la Casa do menor

IL progetto di ristrutturazione presentato al pubblico venerdì 23 settembre

cena di casa do menor al monastero di san biagio

La rinascita del monastero, non solo della sua antica struttura ma della sua stessa funzione, per quanto attualizzata: è questo l’obiettivo che la Casa do menor Italia si è data dal momento che ha accettato dalla diocesi di Mondovì la proposta di insediarsi nell’antico Priorato benedettino di San Biagio. Una sfida enorme, da far tremare i polsi. Lo staff della Casa do menor - di cui fa parte il fossanese Matteo Ghiglione - con l’appoggio fattivo del presidente dell’associazione, l’imprenditore monregalese Andrea Battaglia, non si è tirato indietro e in pochi mesi ha già tessuto relazioni, impostato attività e avviato i lavori di ristrutturazione.

“Padre Renato Chiera ci ha invitati ad aprire l’associazione al territorio – ha detto venerdì 23 settembre Andrea Battaglia, presidente dell’associazione Casa do menor ai tanti sindaci e amici convenuti al monastero per una cena di presentazione della nuova Casa -. Accettando la proposta della diocesi di insediarci in questo monastero noi ci siamo aperti pienamente al territorio: stiamo lavorando in grande sintonia con i Comuni, con le attività economiche del posto, con le associazioni… Affrontando la ristrutturazione abbiamo scoperto tanti valori. Intendiamo lavorare per rilanciare l’accoglienza, l’ascolto, il rispetto per la natura, la riflessione, lo studio, la preghiera. Sono i valori rilanciati dai monasteri nel Medio Evo e questo è il nostro compito: un baluardo di speranza che porti al centro l’uomo”.

Padre Renato Chiera (nella foto sotto con Matteo Ghiglione, fossanese, che fa parte dello staff dell'associazione) presente in questi giorni al Monastero di San Biagio, è entusiasta del progetto e lo illustra con il suo consueto linguaggio immaginifico.

Renato Chiera e Matteo Ghiglione - Casa Do Menor

“Io sento questo spazio come un corpo di cui tutti devono sentirsi membra. Tutti devono potersi riconoscere in questo spazio. Questo è il senso del coinvolgimento del territorio”. E ancora: “Non sappiamo cosa nascerà da questo spazio ma sappiamo che dovrà rispondere al bisogno di fratellanza e di amore, al bisogno di famiglia, che non c’è solo in Brasile ma è molto forte anche qui da noi. Questo è uno spazio sacro non perché si celebra la messa, ma perché qui si vive in spirito dì fraternità”.

Le idee per il “dopo ristrutturazione” sono tante: di tipo sociale (comunità residente, ospitalità, housing sociale); spirituale (incontri, raduni, percorsi); ambientale (percorsi naturalistici, agricoltura sostenibile) e culturali (concerti, conferenze, teatro, cinema…). Gli eventi di questi giorni sono stati un valido esempio di ciò che si può organizzare, per quanto la struttura oggi sia solo parzialmente agibile.

Il servizio completo su la Fedeltà di mercoledì 5 ottobre 2022