“Diabolik – Ginko all’attacco” – “Il principe di Roma”

Diabolik Ginko all attacco

DIABOLIK
GINKO ALL’ATTACCO
di Marco e Antonio Manetti; con Giacomo Gianniotti, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci, Alessio Lapice, Giacomo Giorgio, Andrea Bruschi, Pierangelo Menci, Linda Caridi, Pier Giorgio Bellocchio, Ester Pantano, Andrea Roncato, Italia, 2022.

La scena si apre con Diabolik che scala la parete del museo di Clerville, entra nell’edificio e ruba una preziosa corona. Ma il furto non è che il primo passo di un progetto assai più grande messo in cantiere dal re del terrore, rubare l’intera collezione di gioielli Armen che sarà presentata in teatro durante una serata di gala e di cui la corona è uno dei pezzi più pregiati. Ma la sfilata in realtà è una trappola tesa dall’ispettore Ginko, le ballerine non sono altro che poliziotte infiltrate e Diabolik per sfuggire alla cattura deve abbandonare Eva Kant al suo destino.
Secondo capitolo di una trilogia (anche il terzo episodio è già stato realizzato e sarà presumibilmente presentato  sugli schermi nella primavera del 2023), “Diabolik – Ginko all’attacco” non vede più nei panni del ladro mascherato Luca Marinelli ma l’atletico e dinamico Giacomo Gianniotti (noto al grande pubblico soprattutto per la partecipazione a “Grey’s anatomy”) e l’ingresso in squadra della fascinosa, anche se un po’ troppo statuaria Monica Bellucci nel ruolo della duchessa Altea Vallenberg, fidanzata segreta dell’ispettore Ginko che, come recita il titolo, è il vero protagonista del film. È lui infatti con la sua caparbietà e determinazione il vero fulcro dell’azione, è Ginko l’eroe del film, l’ispettore incorruttibile che è disposto a rinunciare a tutto, anche all’amore di Altea, per catturare il suo acerrimo nemico. Recitato con toni e movenze che ricalcano lo spirito anni ’60 del fumetto delle sorelle Giussani, il secondo film che i Manetti Brothers dedicano a Diabolik risulta più convincente del precedente (a cominciare dai titoli di testa arricchiti dalla canzone e dalla presenza di Diodato, in un mood che fa molto 007) o semplicemente ci siamo abituati al registro espositivo dei due registi, il passo felpato degli interpreti, le battute dirette e senza sfumature, una grande cura dei dettagli e una complessiva recitazione “sopra le righe” che non può non suscitare una (involontaria ?) ilarità. Nel complesso un discreto esempio di cinema di intrattenimento a condizione che non si cerchino tensione, ritmo e adrenalina.  

Il principe di Roma

IL PRINCIPE DI ROMA
di Edoardo Falcone; con Marco Giallini, Giuseppe Battiston, Denise Tantucci, Filippo Timi, Sergio Rubini, Giulia Bevilacqua, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Cristiano Piacenti, Salvatore Langella, Francesco Primavera, Italia, 2022.

Siamo nella Roma papalina della prima metà dell’800, Bartolomeo Proietti è un uomo ricco e ambizioso che desidera ardentemente un titolo nobiliare che lo renda finalmente, almeno ai suoi occhi ma non certo nella sostanza, qualcosa di più del ruvido arricchito che è. Per fare ciò è addirittura disposto a pagare di tasca propria la ricca dote di Domizia (Liliana Bottone), la figlia del Principe Accoramboni (Sergio Rubini) che Bartolomeo vorrebbe sposare. La sfrenata ambizione di Bartolomeo e la sua abitudine agli imbrogli e ai sotterfugi vengono tuttavia ampiamente derisi dalla servitù di casa, la governante Teta (Giulia Bevilacqua), il cocchiere Gioacchino (Antonio Bannò) e anche il tesoriere Duilio (Massimo De Lorenzo) anche se nulla sembra poter fermare lo spregiudicato Sor Meo. Ma la sorte metterà lo zampino nei suoi piani, perché il servitore che doveva portargli i cento scudi necessari per siglare l’accordo con il Principe Accoramboni viene arrestato e condannato a morte prima che possa rivelare a Bartolomeo dove è custodito il denaro. Per poter tornare in possesso della somma Bartolomeo si rivolgerà ad una maga che lo metterà in contatto con il mondo dell’aldilà così che lui possa interrogare il servitore. Ma le cose andranno assai diversamente e l’avido Sor Meo sarà costretto a compiere un avventuroso viaggio tra passato, presente e futuro.
Un po’ “Marchese del Grillo”, un po’ “Canto di Natale” di Dickens, “Il principe di Roma” ha il suo punto di forza nel personaggio di Sor Meo interpretato da uno strepitoso Marco Giallini e da un cast sinceramente ben assortito (su tutti Giulia Bevilacqua/Teta e Filippo Timi/Giordano Bruno), ma è l’impianto del film a convincere a stento, con una narrazione che non graffia pur avendone l’occasione. Il film fa sorridere qua e là, ma siamo sideralmente lontani dal citato “Marchese del Grillo” di Sordi o dal cinema “romanesco” di Luigi Magni (“In nome del papa re”, “Nell’anno del signore”), Edoardo Falcone se ne faccia una ragione.