Alexandra, una vita in volo con Emirates

Laureata in Business & Management lavora a Dubai per la compagnia aerea emiratina

Alexandra Avram in aeroporto
Si chiama Alexandra Avram e ha letteralmente il mondo che le scorre nelle vene. Nata in Romania è arrivata con la famiglia in Italia, a Racconigi, da piccolissima portando con sé il preziosissimo bagaglio del bilinguismo. Nel tempo, poi, prosegue a studiare le lingue straniere, al liceo Ancina, dove si diploma all’indirizzo Linguistico, arricchendo la sua preparazione con l’inglese, il francese e il tedesco. Terminato il liceo si iscrive al corso di laurea in Business & Management in lingua inglese della Sme dell’Università di Torino. Una vita che sembra volerla portare verso un lavoro in società di consulenza o in banche di investimento. Ma il destino ha altri piani. Al terzo anno Alexandra partecipa a uno scambio Erasmus in Belgio: “ Al ritorno dal Belgio ho iniziato uno stage in una banca di investimenti che presto è diventato un lavoro vero e proprio. Ma dopo quattro mesi mi sono resa conto che non mi vedevo proprio a trascorrere la mia vita tra la casa e la banca, tra Racconigi e Torino”.

Quello della hostess però è un mestiere che non aveva mai preso seriamente in considerazione e al quale è arrivata quasi per caso: "Una sera ero con le mie amiche e una di loro mi disse che il giorno dopo ci sarebbe stato un open day di Emirates al Lingotto. Pensavo a un incontro di presentazione dell’attività e tornata a casa ho stampato un curriculum nemmeno tanto aggiornato e mi sono presentata. Quando racconto di essere stata scelta al primo colpo non ci crede nessuno: ero l’unica ad avere i capelli sciolti, senza tacchi, vestita normale. Evidentemente doveva andare così”.

Dopo la prima selezione ci sono altri colloqui, inizialmente la famiglia non vede benissimo questa scelta, l’idea di abbandonare il tranquillo e sicuro lavoro in banca per mettere letteralmente le ali, ma Alexandra procede nella selezione: "Un giorno ricevo una telefonata: mi dicono che è la mia golden call e che avrei dovuto essere pronta a partire entro pochissimi giorni. Ottengo di allungare di 20 giorni la partenza, al 26 aprile del 2019. Nell’arco di pochissimo tempo dovevo lasciare la casa, la famiglia, gli amici e trasferirmi a Dubai”.

Il 26 aprile, dunque, Alexandra prende un aereo diretto a Dubai. All’aeroporto la caricano in macchina e la portano a casa: era lontanissima dalla città, praticamente in mezzo al deserto. "Quello è stato forse l’unico momento un po’ di sconforto. Erano le 10 di sera, mi aspettavo le luci della città e invece ero a Sarab, che in arabo significa ‘miraggio’. Lo smarrimento è durato pochissimo. Sul letto avevo già il kit da indossare il giorno dopo: una t-shirt rossa, dei pantaloni neri, delle scarpe nere e il tipico foulard che usiamo intorno allo chignon. Il giorno dopo ho indossato l’uniforme e mi sono presentata alla formazione e ho avuto la conferma di aver fatto la scelta giusta. Nel mio gruppo c’era una sola ragazza italiana e due ragazze rumene. Per il resto c’erano persone che arrivavano da tutto il mondo. Per la prima volta ero in un gruppo di persone così eterogeneo che però condividevano lo stesso sogno e la stessa curiosità”.

Del mestiere di hostess siamo abituati a vedere le divise, la bellezza, i sorrisi. Quello che non sappiamo, e non sapeva nemmeno Alexandra, è quanto studio richieda. Alexandra affronta una formazione molto approfondita, ci racconta mostrando gli spessissimi manuali studiati passo passo dei quali deve conoscere nei dettagli ogni procedura, partecipa al medical training, studia tutti gli aerei della flotta, l’uso del defibrillatore, elementi di ogni disciplina utile ad affrontare ogni tipo di emergenza: “La formazione è stata durissima, ma nel tempo ho dovuto usare tutte queste conoscenze. È stato tosto perché tutto è in inglese e anche se avevo un buon livello, c’erano termini specifici dell’aviazione che non sapevo nemmeno in italiano. Ci alzavamo alle 5 tutte le mattine, iniziavamo alle 7 e restavamo al centro di preparazione fino alle 17, poi studiavamo fino alle 22 o alle 23. Molti hanno mollato prima della fine, io sono stata fortunata anche perché noi italiani siamo abituati a una scuola che richiede molto studio. Inoltre siamo abituati alla disciplina e alla puntualità nella scuola”.

Al termine della formazione Alexandra lascia le palestre di simulazione e le aule e sale a bordo: “I primi sei mesi contavo le città nuove in cui atterravo, poi ho perso il conto. Terminata la formazione ho fatto i due voli di simulazione in cui affianchiamo un equipaggio e poi sono entrata in servizio al 100%. Il primo volo è stato un ‘operational’ verso Francoforte. Il secondo un volo di 14 ore verso Brisbane in Australia. È stato molto bello ricevere questa fiducia perché non è così in tutte le compagnie, altrove ci vuole tempo, ma ero tranquilla perché il lavoro in Emirates è molto procedurizzato. Ognuno, a ogni livello, ha delle procedure operative molto rigide da seguire, anche per la cosa più banale. Siamo in 22mila in Emirates, tutti diversi, c’è bisogno di regole rigide. Sarebbe bello che tutte le aziende grandi agissero così: non ci sono favoritismi, né conflitti di interesse. A volte per chi arriva dai Paesi occidentali sembra troppo, in realtà è confortevole, alleggerisce il peso sulle nostre spalle, non dobbiamo fare nulla di più o di meno di quello che ci è stato insegnato”.

In un mese Alexandra fa circa 100 ore di volo e le sue destinazioni preferite sono quelle che la portano in Italia, consentendole di trascorrere un po’ di tempo a casa oppure i viaggi lunghi: “Ci sono colleghe che magari hanno famiglia e preferiscono i cosiddetti turn around, i voli in giornata. Io invece preferisco i viaggi lunghi. Non sono mai andata negli Usa. All’inizio non volevo per il jetlag perché se si vola verso l’America non si può andare verso Giappone o Australia. Ora invece li farò”.

L’elemento fondamentale nel lavoro della hostess, quello che rappresenta sempre una variabile, è il passeggero: "A volte arrivano con quelli che considerano problemi immensi, che in realtà non lo sono, o pensano di poter ottenere delle cose che non è proprio possibile dare loro. Ho visto mamme agitate con il figlio al primo volo, coppie felici in viaggio di nozze, ma anche chi mi ha detto che stava volando da sola perché nel cargo c’era la bara del marito”.

Non potendoli raccontare tutti ci sono tre episodi che non abbandoneranno mai la memoria di Alexandra: "Stavamo tornando da Cape Town. Dopo circa 50 minuti dal decollo un uomo si è alzato in piedi ed è caduto a terra davanti a me: arresto cardiaco. Ho iniziato a fare il massaggio cardiaco e a usare il defibrillatore. Non riuscivo a smettere, anche dopo che le colleghe mi avevano detto che non c’era più niente da fare, non mi volevo rassegnare senza nemmeno rendermene conto. Ringrazio tutta la formazione fatta, che ripeto ogni anno ad aprile per rinnovare la licenza, ho fatto le prove talmente tante volte che il cervello non va in palla e si ricorda esattamente cosa bisogna fare.

Il secondo episodio è di tutt’altra natura. Una donna mi ha chiamato dicendo ‘water, water’. Pensavo volesse dell’acqua e invece… aveva rotto le acque. Era incinta ed era entrata in travaglio, eravamo lontani da ogni aeroporto, ho temuto che avrebbe partorito a bordo. Spesso ci sono donne che salgono a bordo nascondendo la gravidanza sperando di riuscire a partorire in Paesi meno difficili del loro. Quando il pilota è riuscito ad atterrare in un aeroporto intermedio rispetto alla destinazione ho visto la tristezza negli occhi della donna, non era riuscita nel suo intento di far nascere suo figlio abbastanza lontano da casa.

Il terzo episodio invece riguarda un’anziana signora italiana in prima classe. Parlando italiano me ne occupavo io. Il suo problema era quello di dare da mangiare a orari precisi ai suoi cani che viaggiavano in stiva: piangeva e mi chiedeva di scendere a dare loro da mangiare. Non sapeva che non è possibile e non potevo fare altro che confortarla”.

Ora Alexandra vive in città dove si è trasferita con le sue due coinquiline, due sorelle bielorusse con le quali ha un rapporto di profonda amicizia. Anche se pensa di tornare in Italia una volta in pensione e le mancano la mamma e le uscite in compagnia delle amiche, a Dubai sta molto bene, ha anche trovato l’amore in Mahbod. Frequenta persone del posto, la famiglia del suo fidanzato e ha anche imparato il Farsi. “Mi aspettavo diversa Dubai. Ci sono molte cose che pensiamo in Italia e in Europa che non sono vere. Intanto ci sono differenze tra gli arabi del Golfo (Qatar, Bahrein, Oman, Emirati Arabi) e altri paesi. Conoscere tante persone mi ha aperto gli occhi su molte cose. È stato uno choc culturale perché mi hanno fatta sentire a casa, mai a disagio pur essendo una donna occidentale. La maggior parte degli uomini e delle donne indossa i vestiti tradizionali, l’abaya per le donne e il kandora per gli uomini, ma lo fanno per orgoglio e senso di appartenenza. Sono molto fieri della loro cultura e delle loro origini e le rivendicano in tutti i modi, basti pensare che i cittadini hanno molti privilegi rispetto ai residenti non emiratini. Non importa da quanto tempo si viva o lavori negli Emirati: per nessuna ragione si può ottenere la cittadinanza se non perché sono già cittadini sia la madre che il padre. I lavoratori stranieri hanno molte tutele, compresa la casa e l’assicurazione medica, ma non possono ottenere la cittadinanza”.

Oltre alla mamma, al cibo e alla bella vita italiana c’è una cosa che manca ad Alexandra: il mercato, a Savigliano il martedì, a Fossano il mercoledì, a Racconigi il giovedì e così via.  “Qui tutto è a portata di clic, ognuno di noi è un visto in più, non ci sono rapporti con il negozio di fiducia. Mi piacerebbe un giorno tornare in Italia, spero di trovare un paese capace di reggersi con le proprie forze. Quello che invece non mi manca per niente è la maleducazione. Quando atterriamo in Italia partono subito i commenti maleducati che altrove non sentiamo”.

L’ultimo messaggio Alexandra lo rivolge alle ragazze italiane: "Questo lavoro è bellissimo, lanciatevi, partecipate agli open day, fate esperienze all’estero: potrebbe diventare anche per voi l’occasione della vita!”.

Alexandra Avram