L’addio ai motori endotermici è legge

Dal 2035 auto e furgoni solo elettrici, ma anche i camion dovranno inquinare meno: timori per i posti di lavoro

A Bruxelles si è concluso in questi giorni l’iter sul futuro della mobilità, il cui esito era scontato da tempo. Dal 1° gennaio del 2035, nell’Unione europea non potranno essere venduti auto o furgoni nuovi che siano alimentati da benzina, gasolio, gpl o metano, anche con soluzioni ibride: le nuove immatricolazioni riguarderanno soltanto veicoli a batteria. Intanto, la Commissione europea ha messo in cantiere ulteriori provvedimenti, destinati ai bus urbani, che dal 2030 dovranno essere a loro volta “a emissioni zero”, e ai camion, che entro il 2040 dovranno tagliare la produzione di CO2 del 90%.

Non sono previsti divieti ad hoc per l’«usato»; ma la vita per chi viaggia su auto non recenti diventerà  mano a mano più difficile, per le progressive limitazioni che Regioni e Amministrazioni comunali introducono, nelle aree di competenze, a danno di veicoli considerati troppo inquinanti. “Salvo”, per ora, il mondo delle motociclette, mentre per i marchi di lusso come Ferrari, che producono un numero ridotto di auto, l’applicazione dei provvedimenti previsti per il 2035 scatterà l’anno successivo. Confermato anche il passaggio intermedio del 2030, termine entro il quale i costruttori dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato e del 50% quelle dei furgoni.

Per gli appassionati dei motori tradizionali resta una piccola speranza, legata alla possibilità che i propulsori classici possano continuare a vivere alimentati non da prodotti derivanti dal petrolio, ma dai carburanti sintetici, verso i quali, non a caso, molti costruttori mostrano interesse. Per il resto, è evidente la volontà dell’Unione europea, che vuole l’elettrificazione del trasporto. Questa svolta, dal sapore storico, rientra nello sforzo più ampio con cui il vecchio continente cerca di raggiungere la neutralità climatica.

Per quanto prevedibile, il bando ai motori termici – a cui, peraltro, si è giunti attraverso una lunga trattativa, non priva di sconti – ha provocato una levata di scudi. Il Governo italiano, anche attraverso il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, si è schierato contro la decisione di Bruxelles. Decisione che, in particolare, rischia di avere un impatto pesante su numerose aziende europee, che a loro volta potrebbero tagliare molti posti di lavoro.