Bottega 23: nuove opportunità per le persone attraverso la moda sostenibile

Fino a dicembre il sabato il negozio raddoppia creando più opportunità di circolarità

Sabato pomeriggio a Bottega 23

Si fa un gran parlare di moda sostenibile, di rinuncia al fast shopping, non etico, non equo, non rispettoso nei confronti dell’ambiente e dei lavoratori in genere sottopagati a favore di un mercato dell’usato che sta prendendo sempre più piede.

A Torino sono sempre pieni di giovani e non solo i negozi che vendono abbigliamento di seconda mano e gli eventi Vinokilo in cui l’usato, lavato, sanificato e risistemato è venduto a peso in grandi eventi nel corso, in genere, di un weekend in luoghi iconici come la galleria degli Stemmi di Torino Porta Nuova.

Da sette anni a Fossano c’è una realtà che questo ritorno al mercato dell’abbigliamento (e non solo) usato la mette in pratica con un meccanismo a dir poco virtuoso. Si tratta di Bottega 23 il negozio vintage di via Matteotti voluto e gestito dalla Cooperativa Il Ramo.

I capi di abbigliamento vengono consegnati alla Cooperativa che li sottopone a due selezioni, li lava, ne sistema eventuali piccoli danni, li sanifica, li etichetta e li rivende nella bottega a prezzi molto competitivi. Con i proventi vengono finanziate assunzioni e borse lavoro per lavoratori di categorie svantaggiate, un modo per dare opportunità alle persone attraverso una scelta sostenibile dal punto di vista ambientale.

Il progetto è nato nel 2016 in collaborazione con Caritas e Fondazione NoiAltri: “Già allora pensavamo fosse importante portare avanti un’attività che creasse opportunità di lavoro abbinata alla sostenibilità ambientale. Dopo sette anni possiamo dire di averci visto giusto – spiega Maurizio Bergia, referente del progetto per la cooperativa Il Ramo, presieduta da Luca Miglietti -. Il tema è quello delle seconde opportunità. Siamo partiti attraverso una rete di persone che portavano gli abiti alla Comunità Papa Giovanni XXIII, ma presto si è estesa a tante persone che portano abiti al negozio e intanto comprano qualcosa. Da subito abbiamo voluto che fosse un negozio normale, non solo rivolto alla povera gente, anche se i prezzi sono volutamente bassi perché è importante che siano accessibili a tutti. Riteniamo però che sia importante dare un valore alle cose”.

Quello del dono talvolta è un settore che è stato contaminato da infiltrazioni disoneste, da business gestiti in alcuni casi con poca trasparenza. Sono balzati alla cronaca storie di donazioni illecitamente vendute, mentre nel caso di Bottega 23 la trasparenza è uno degli elementi fondamentali: “Ci siamo resi conto che le persone sono più fiduciose nel portare gli abiti a noi rispetto a lasciarle nelle campane. Vengono talvolta con gli abiti dei genitori, ci raccontano le loro storie e sanno che capi che magari non vanno più bene, saranno di qualcuno” ci ha spiegato Bergia.

Come tutte le attività anche Bottega 23 ha subito il contraccolpo della pandemia, non essendo quella del negozio l’attività prevalente della cooperativa non ci sono stati ristori, ma ora i livelli sono quelli di prima del Covid.

Un progetto che ha un bilancio che è andato oltre le aspettative. Oggi Bottega 23 conta 5 dipendenti fissi, di cui tre svantaggiati e ha all’attivo una decina di tirocini; vengono ospitati volontari, persone che devono fare attività di pubblica utilità in convenzione con il tribunale, persone con disabilità che fanno percorsi di inclusione e anche volontariato riparativo in collaborazione con le scuole per gli studenti colpiti da sospensione: “Recentemente abbiamo fatto un conto che ci ha colpiti. A vario titolo ci sono cinquanta persone collegate in qualche modo a Bottega 23. Siamo un’impresa sociale a tutti gli effetti”.

Sabato 13 maggio si è svolto l’appuntamento 0 di una nuova proposta: vendite straordinarie il sabato pomeriggio; fino a dicembre il negozio di via Matteotti 32 raddoppierà e andrà a occupare anche l’adiacente punto di distribuzione Caritas, in modo da allargare lo spazio e aumentare l’offerta.