Crisi idrica, l’allarme e le proposte dei Consorzi irrigui Mellea Centallese

Il presidente Paoletti: “Occorre programmare fin d’ora le iniziative per le stagioni future”

Siccità Tubo

A conclusione delle assemblee degli utenti dell’associazione Consorzi irrigui risorgive Mellea Centallese, i presidenti dei Consorzi irrigui sottolineano l’estrema preoccupazione del comparto agricolo, primario in provincia di Cuneo, per la persistente carenza idrica che investe l’asta del torrente Grana-Mellea a causa dell’andamento climatico siccitoso. Il presidente Adriano Paoletti si fa portavoce del grido di allarme: “Per far fronte a tale criticità occorre programmare fin da ora le iniziative per le stagioni future, studiando con le pubbliche Amministrazioni le modalità operative necessarie e puntando sull’inizio anticipato a marzo dell’irrigazione per poter procedere alle semine primaverili”.

Paoletti, elenca, quindi, le soluzioni ormai indifferibili proposte da tempo alla Provincia e alla Regione Piemonte: anticipare l’inizio della stagione irrigua nelle concessioni in essere e/o da rilasciare portandolo al 1° marzo; avviare quanto prima le operazioni annuali di preparazione delle dighe mobili nei corsi d’acqua; studiare ulteriori deroghe al deflusso ecologico da sottoporre alla Provincia e alla Regione Piemonte in ottemperanza alla riconosciuta priorità irrinunciabile della produzione di cibo; rendere quanto prima operativo uno studio per realizzare vasche di accumulo e/o invasi di adeguate capacità per la salvaguardia dell’irrigazione e la difesa idrogeologica.

L’associazione Consorzi irrigui risorgive Mellea Centallese mette inoltre in luce il problema drammatico dell’abbassamento della falda freatica e la crisi di pozzi irrigui della provincia di Cuneo, nati nei decenni passati per compensare la carenza delle acque superficiali per l’irrigazione. A queste problematiche si aggiungono anche le difficoltà economiche che devono fronteggiare gli agricoltori, a causa dell’aumento dei costi per il sollevamento dell’acqua e gli oneri conseguenti alle frequenti sostituzioni delle pompe omologate.

“L’approfondimento di pozzi pescanti nella prima falda deve essere considerato come opera urgente e deve essere agevolato nel percorso autorizzativo presso la pubblica Amministrazione. È quanto mai urgente anticipare le criticità che dovremo affrontare nell’immediato futuro, attirando l’attenzione dei centri di potere, per salvare il cibo prodotto in un comprensorio vasto del cuneese che rischia di trasformarsi da pianura irrigua fertile e produttiva in una landa desolata”, conclude Paoletti.